L’inizio dell’avventura di Lewis Hamilton in Ferrari continua a far discutere, e non solo per gli aspetti tecnici legati alla SF-26. A sollevare un tema delicato è stato Karun Chandhok, che ha espresso pubblicamente alcune perplessità sulla gestione del rapporto tra il sette volte campione del mondo e il suo nuovo ingegnere di pista. Un dettaglio tutt’altro che marginale, soprattutto in una fase in cui la Formula 1 2026 impone un periodo di adattamento profondo per piloti e team.

Il nodo ingegnere-pilota preoccupa Chandhok

Parlando ai media, Chandhok ha spiegato senza mezzi termini quale sia il suo principale campanello d’allarme: la mancanza di continuità e chiarezza attorno alla figura dell’ingegnere di pista di Hamilton. “La cosa che mi fa suonare un campanello d’allarme è la situazione del suo ingegnere”, ha dichiarato, facendo riferimento al fatto che, secondo quanto emerso, anche Bryan Bozzi avrebbe guidato la vettura destinata a Lewis. Una situazione che, a suo giudizio, rischia di rallentare la costruzione di quel rapporto di fiducia fondamentale tra pilota e muretto. “Quel legame è estremamente importante e non mi sembra che si sia creata una situazione in cui Lewis abbia potuto costruirlo durante l’inverno”.

Un’occasione persa durante l’inverno

Chandhok ha poi ampliato il discorso, sottolineando come l’integrazione dell’ingegnere di pista debba avvenire ben prima dei test ufficiali. Secondo l’ex pilota, Hamilton avrebbe dovuto passare molto più tempo al simulatore e magari affrontare sessioni TPC con vetture del passato, proprio per rafforzare quel dialogo tecnico che va oltre le comunicazioni radio ascoltate dal pubblico. “Quello che sentiamo in radio è solo un microcosmo di ciò che accade realmente nell’ufficio tecnico”, ha spiegato, ribadendo quanto il lavoro dietro le quinte sia decisivo per il rendimento in pista.

Dubbi che pesano dopo una stagione difficile

La riflessione finale di Chandhok suona come un avvertimento. Dopo una stagione complicata, l’assenza di un rapporto già strutturato con il proprio ingegnere di pista appare difficile da comprendere: “Mi confonde il fatto che, mentre i test sono già iniziati, questo processo di costruzione del rapporto non sia ancora cominciato”. Un’osservazione che aggiunge pressione sull’ambiente Ferrari, chiamato non solo a far crescere la SF-26, ma anche a creare rapidamente quell’alchimia umana e tecnica indispensabile per permettere a Hamilton di esprimere tutto il suo potenziale nel nuovo capitolo della sua carriera in Scuderia Ferrari.

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Sezione: News / Data: Mer 28 gennaio 2026 alle 16:20
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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