In Red Bull Racing il concetto di pit stop ha da tempo superato quello di semplice sosta tecnica: nel Circus moderno i meccanici sono diventati protagonisti quanto i piloti, capaci di trasformare pochi secondi in un vantaggio competitivo enorme. Le soste ai box non sono più solo routine, ma esercizi di precisione estrema e collaborazione sincronizzata, in cui ogni gesto è calibrato al millisecondo per restituire la macchina in pista nel minor tempo possibile: una componente chiave dell’efficienza di squadra. 

I numeri che raccontano perfezione

La Red Bull è sinonimo di pit stop ultrarapidi e costanti. Nel recente passato la squadra ha stabilito tempi che sembrano incredibili agli occhi di chi non vive il paddock: ai Gran Premi di Silverstone e Hockenheim i meccanici di Milton Keynes sono riusciti a completare un cambio gomme in circa 1,88 secondi, superando persino alcuni dei migliori primati storici registrati nella storia della F1. Un’impresa resa possibile da anni di allenamenti, coordinazione e affinamento dei processi: ogni membro della squadra conosce alla perfezione il proprio compito e, come in una coreografia millimetrica, ogni attimo è sincronizzato con gli altri. Questo livello di efficienza ha permesso alla Red Bull di dominare per anni la classifica del DHL Fastest Pit Stop Award, riconoscimento annuale assegnato al team che esegue le soste più rapide e consistenti lungo tutta la stagione. 

Ai vertici della classifica dei pit stop più rapidi di sempre si trovano anche tempi ancora più impressionanti: la McLaren, con Lando Norris, ha messo a segno una sosta in 1,80 secondi, tuttora considerata uno dei record assoluti nella disciplina dei pit stops. 

Precisione, preparazione, vantaggio in gara

Quello che nella maggior parte degli sport viene considerato un semplice dettaglio – fermarsi ai box – in F1 può determinare l’esito di una gara. Un undercut riuscito, una rapida ripartenza dopo la sosta o il guadagno di posizioni tra due curve possono dipendere da decimi di secondo risparmiati sulla pit lane. Per questo, squadre come la Red Bull non lasciano nulla al caso: la preparazione alla stagione include ore di training specifico per la crew, prove con tutti i meccanici sincronizzati e simulazioni di ogni possibile variabile. La disciplina di eseguire un cambio gomme in tempi infinitesimali non è solo questione di forza o velocità, ma di disciplina, lavoro di squadra e precisione chirurgica.

L’evoluzione della pit lane nell’era moderna di F1 racconta una storia affascinante: dal semplice cambio gomme degli anni ’50, si è arrivati a quello che oggi è praticamente un evento coreografico di tecnica, coordinazione e strategia, dove una sosta di pochi secondi può fare la differenza tra vincere e perdere. Per le squadre come Red Bull – ma anche per le altre che inseguono la perfezione – i box non sono più solo una zona di transizione, ma un’arena dove si scrive una parte fondamentale della gara stessa.

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Sezione: News / Data: Dom 04 gennaio 2026 alle 11:53
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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