Il 2026 è già iniziato nei corridoi del paddock, con Mercedes, Red Bull e McLaren che stanno affrontando la rivoluzione regolamentare con strategie diverse e livelli di fiducia molto distanti. La Mercedes sente più di tutti il peso degli anni senza titoli, Red Bull vive l’incognita del nuovo progetto con Ford, mentre McLaren viene indicata come la squadra più avanti nello sviluppo. Attenzione anche alla Williams, outsider che sta stupendo gli addetti ai lavori. La Ferrari si presenta all’appuntamento con punti di forza evidenti ma anche con fragilità strutturali difficili da ignorare.
In casa Mercedes la percezione è chiara da mesi: non esiste margine di errore. Sono anni che la squadra di Brackley non è competitiva per un titolo e il 2026 rappresenta un crocevia. Il motore Mercedes viene considerato nel paddock come il riferimento tecnico della nuova era, ma fino alle prime accensioni ufficiali nessuno avrà certezze. È proprio questo mix di aspettative e fragilità psicologica che rende la Mercedes la squadra più “obbligata” a centrare il progetto. Situazione diversa, ma altrettanto delicata, per Red Bull: Ford è convinta della qualità del lavoro portato avanti insieme a Red Bull Powertrains, un entusiasmo confermato anche dai primi feedback di Verstappen, tuttavia l’incognita di un’unità completamente nuova resta fortissima. Per Milton Keynes il rischio è chiaro, perdere la leadership tecnica proprio mentre inizia una fase tutta da decifrare.
Nel paddock molti tecnici sono concordi nel definire la McLaren la squadra più avanti nella preparazione della vettura 2026. La ragione è semplice: il progetto aerodinamico avviato tre anni fa è cresciuto senza strappi, costruendo una piattaforma tecnica stabile e facilmente adattabile alle nuove regole. È questo percorso lineare che oggi dà all’ambiente di Woking un vantaggio percepito rispetto a Mercedes e Red Bull. Un discorso molto simile riguarda la Williams, che da outsider potrebbe sorprendere più di quanto si creda. Il lavoro impostato con pazienza negli ultimi anni sta dando forma a una macchina considerata molto solida nelle simulazioni. Insomma, esistono già due team che potrebbero inserirsi con continuità nel nuovo ciclo, e questo cambia completamente lo scenario rispetto al 2025.
La Ferrari è forse il team più difficile da leggere. Da una parte emergono elementi di grande forza: la determinazione delle persone che lavorano a Maranello, la fame di Charles Leclerc che ha deciso di giocarsi il tutto per tutto sul 2026, e quella di Lewis Hamilton che vede nella Ferrari l’ultima occasione per un titolo storico. Non manca neppure l’indicazione positiva su alcune soluzioni aerodinamiche che, secondo chi ha visto i primi concept, sarebbero sorprendenti e anche molto avanzate. Eppure resta il grande limite della struttura interna: procedure lente, decisioni che passano da troppi livelli, un'organizzazione che ha vissuto mesi di empasse anche sul rinnovo di Vasseur, ritardando processi cruciali. Questo è il vero rischio del 2026. La Ferrari potrebbe aver individuato le idee giuste, ma deve dimostrare di saperle implementare con velocità, coerenza e pragmatismo. Per ora nessuno nel paddock la considera una vettura da mondiale già sulla carta.
Ferrari 2026, la timeline dello sviluppo che decide il futuro
Il percorso che porta alla Ferrari 2026 è iniziato molto prima della bandiera a scacchi di Abu Dhabi. Il progetto 678 nasce da mesi di studi su nuovi concetti aerodinamici, da un cambio di mentalità imposto dall’arrivo di Hamilton e dalla consapevolezza che la rivoluzione regolamentare non concede seconde possibilità. Dal nuovo volante alle sospensioni ridisegnate, fino alla delicatissima fase di correlazione, ogni scelta compiuta tra fine 2025 e l’inverno 2026 può determinare la competitività della rossa per l’intero ciclo regolamentare.
Il primo segno tangibile del lavoro Ferrari sulla vettura del 2026 è il volante. La struttura mantiene la tipica impostazione “a corna”, ma è stata alleggerita grazie a scanalature e a una bombatura posteriore meno marcata, suggerendo un'evoluzione della componentistica elettronica interna collegata alla centralina standard Motion Applied. La parte strutturale con le leve del cambio rimane invece molto simile, scelta che conferma una volontà di continuità su ciò che funziona. La rivoluzione è nella zona frontale, dove i manettini sono stati ridotti da sei a tre. Una scelta che apre la strada a un sistema molto più orientato al software, con funzioni accorpate in sottomenu e un’interfaccia più pulita. Oltre al risparmio di peso, questo permette di liberare spazio prezioso per le gambe del pilota, un vantaggio importante in vista delle nuove geometrie 2026.
Ferrari ha già ridefinito telaio e geometrie delle sospensioni, due elementi fondamentali alla luce delle nuove regole aerodinamiche. Dopo le difficoltà incontrate con il sistema pull rod sulla SF-25, a Maranello si torna al push rod su entrambe le estremità, scelta che al posteriore mancava dal 2010.
Gli ingegneri stanno inoltre lavorando per posizionare il braccio dello sterzo dietro il triangolo inferiore, soluzione già adottata da McLaren e Mercedes, utile a migliorare l’integrazione aerodinamica e la pulizia dei flussi che raggiungono il fondo. Lo sviluppo aerodinamico proseguirà fino a novembre, segno che la Ferrari ha scelto un approccio meticoloso, senza rinunciare a sviluppi tardivi per affinare ogni dettaglio.
Il timore più grande, condiviso da ogni team, è la correlazione tra simulatore, galleria del vento e pista. Il nuovo regolamento 2026 rischia di amplificare eventuali discrepanze. Per Ferrari sarà fondamentale ottenere risposte già dal primo shakedown del 20 gennaio a Fiorano, quando la vettura girerà per la prima volta con la configurazione definitiva delle gomme 2026. Il test pre-stagione di Barcellona tra il 26 e il 30 gennaio sarà il momento decisivo: lì i dati raccolti dovranno combaciare con le simulazioni, altrimenti qualsiasi correzione diventerebbe complessa e richiederebbe settimane preziose.
È durante l’inverno che si gioca la parte più delicata del progetto. La Ferrari dovrà contare sulla capacità di Vasseur di tenere compatta una struttura che rimane complessa, con procedure spesso lente e una cultura interna ancora in piena trasformazione. I primi tre o quattro mesi del 2026 diranno se la rossa potrà lottare oppure dovrà rincorrere. A questo si lega inevitabilmente il futuro dei suoi piloti. Leclerc ha una finestra decisionale tra maggio e giugno con Aston Martin, e anche Hamilton osserva con attenzione. Se la vettura non convincerà subito, gli scenari di mercato potrebbero esplodere con forza. La capacità di trasformare questo lavoro in prestazione immediata determinerà non solo il valore della monoposto, ma il futuro stesso del progetto Ferrari in un ciclo regolamentare che non ammette passi falsi.
Ferrari 2026 fra ambizioni e incognite dopo un 2025 da lezione
Ferrari può puntare al titolo nel 2026?
Ferrari oggi viene vista come una squadra da podio, non da favorita. Il titolo è possibile solo se la nuova monoposto nascerà bene fin dai primi chilometri. Il potenziale c’è, ma serve una partenza perfetta, senza esitazioni.
Qual è l’incognita più grande della nuova monoposto?
La correlazione fra simulatore, galleria e pista. Se i numeri non combaceranno subito, il progetto rischia di incepparsi. Il nuovo regolamento amplifica tutto, creare coerenza tecnica sarà il vero esame.
Quanto influirà Hamilton nello sviluppo della vettura?
Tantissimo, perché Hamilton vuole finalmente essere ascoltato, dopo un 2025 in cui ha percepito poca sintonia tecnica. La sua sensibilità può indirizzare il progetto, ma solo se la struttura saprà seguire davvero le sue indicazioni.
Perché il test pre-stagione 2026 è così decisivo?
Perché sarà il primo momento in cui scoprire se la vettura 2026 funziona come promesso. Una buona correlazione offre stabilità per mesi, una cattiva crea un ritardo quasi irrecuperabile.
Il 2025 condiziona davvero il progetto 2026?
Sì, perché il 2025 è stato una lezione su procedure, tempi e gestione interna. Il regolamento cambia tutto, ma il metodo di lavoro è lo stesso: se non migliora, gli errori rischiano di ripetersi.
È possibile che il mercato piloti esploda se il progetto non convince?
Sì. L’opzione di Leclerc dipende direttamente dalla competitività del 2026. Hamilton non può permettersi un altro anno perso. Se la macchina non sarà all’altezza, il mercato può aprire scenari radicali.
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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