Il primo shakedown della Formula 1 2026, disputato a porte chiuse sul circuito di Barcellona, ha restituito un quadro meno drammatico di quanto molti temessero. Le nuove power unit, profondamente riviste e con una MGU-K molto più incisiva, non hanno generato il temuto effetto domino di guasti e stop forzati. Dopo cinque giorni complessivi di attività, la sensazione condivisa nel paddock è che la transizione regolamentare sia partita con una solidità sorprendente, soprattutto se confrontata con il traumatico 2014. I tempi sul giro, complice il freddo e i programmi non orientati alla prestazione, contano poco o nulla. Conta invece l’affidabilità, e su questo fronte qualcuno ha già mandato segnali forti.
Mercedes davanti, Ferrari osserva
Chi esce meglio da Barcellona è senza dubbio Mercedes, capace di completare un chilometraggio impressionante e di affrontare fin da subito simulazioni articolate. “Dal punto di vista dell’affidabilità è stato davvero impressionante”, ha spiegato Andrew Shovlin, sottolineando come i principali obiettivi tecnici siano stati centrati. Molto più silenziosa ma non meno interessante la settimana Ferrari: pochi proclami, tanti dati e sensazioni positive al volante. Fred Vasseur ha riassunto così: “È stata una settimana lunga ma produttiva”. Lewis Hamilton, pur autore del miglior riferimento ufficioso, resta coperto: il vero giudizio è rimandato al Bahrain.
Chi cresce e chi rincorre
Red Bull ha vissuto uno shakedown a due velocità, rallentato da un incidente ma salvato dall’esperienza di Max Verstappen: “Stiamo già imparando”, ha ammesso Laurent Mekies. McLaren, pur senza allarmi reali, ha riconosciuto la complessità della nuova gestione energetica, mentre Aston Martin ha pagato un debutto in ritardo. Più lineare il lavoro di Haas, Alpine e Racing Bulls. In difficoltà Audi, ancora in cerca di stabilità, e Williams, ferma ai box per scelta prudenziale. Il semaforo resta giallo per tutti: le vere gerarchie devono ancora nascere.
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