L’attesa è stata lunga, quasi simbolica, ma quando la AMR26 ha finalmente acceso il paddock di Barcellona si è capito subito che ne era valsa la pena. Fernando Alonso aveva aspettato una carriera intera per guidare una Formula 1 firmata Adrian Newey, e quei pochi giorni di ritardo nei test si sono dissolti in un istante. L’Aston Martin del 2026 non è semplicemente apparsa in pista: si è imposta, lasciando tecnici e avversari immobili davanti a qualcosa che somigliava più a una dichiarazione d’intenti che a una vettura ancora acerba.

Un progetto che rompe gli schemi

Quando la Aston Martin AMR26 ha completato i primi metri, la sensazione nel paddock è stata quella di trovarsi davanti a un’auto che non chiede permesso. Le fiancate, in particolare, hanno immediatamente catalizzato l’attenzione: soluzioni estreme, superfici scolpite, volumi che sembrano sfidare la logica aerodinamica attuale. Un osservatore tecnico ha sintetizzato il momento con parole che hanno fatto rapidamente il giro del box, raccontando come “l’impatto visivo sia stato paragonabile a quello provocato dalla Mercedes a zero pance nel 2022, un colpo allo stomaco che ti costringe a rivedere i riferimenti”. Non è solo una questione di audacia estetica: ogni dettaglio appare frutto di una visione coerente, quasi ossessiva, tipica di Adrian Newey, ancora una volta capace di trasformare il regolamento 2026 in una tela bianca.

Alonso e il valore eterno di Newey

Per Fernando Alonso questo debutto ha avuto anche un sapore personale. Dopo aver rincorso per anni l’occasione di guidare una monoposto disegnata dal genio britannico, lo spagnolo si è ritrovato finalmente al centro di un progetto che sembra costruito attorno all’idea di sorprendere. Dal box è filtrata una considerazione che rende bene il clima: “guidare una macchina così diversa ti fa capire subito che non è nata per adattarsi agli altri, ma per costringerli a inseguire”. Ed è qui che emerge il motivo per cui Newey, alla vigilia della nuova era tecnica, è considerato più prezioso che mai. La AMR26 non assomiglia a nulla di visto finora, un mosaico di concetti spinti all’estremo che invita a essere studiato centimetro dopo centimetro. In un paddock abituato a convergere sulle stesse soluzioni, l’Aston Martin del 2026 rappresenta un’anomalia affascinante, una sfida aperta che potrebbe ridisegnare le gerarchie ancora prima del primo semaforo verde.

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Sezione: News / Data: Sab 31 gennaio 2026 alle 09:49
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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