I test di Barcellona hanno raccontato una Formula 1 a due velocità, soprattutto per chi si prepara a entrare o rientrare in grande stile nella nuova era del 2026. Da un lato la soddisfazione di esserci, di aver rispettato scadenze che fino a pochi mesi fa sembravano irraggiungibili. Dall’altro, la realtà cruda della pista, che non fa sconti a nessuno. Audi e Cadillac hanno dimostrato di saper costruire un progetto credibile, ma il Montmeló ha ricordato a entrambe che il traguardo vero è ancora lontano.

Tra orgoglio e segnali contrastanti

Un’immagine, più di altre, ha chiarito il contesto. Mentre gran parte del paddock girava a pieno ritmo in Catalunya, la Williams pubblicava dai suoi reparti di Grove uno scatto simbolico: Carlos Sainz impegnato nel seat fitting della monoposto 2026. Il messaggio era chiaro, quasi didascalico, come se il team volesse sottolineare di essere perfettamente in linea con la propria tabella di marcia. Dal canto suo, Audi aveva già rivendicato con orgoglio un primato diverso, scendendo in pista per uno shakedown il 9 gennaio, ben due settimane prima dell’inizio ufficiale dei test. Un traguardo celebrato internamente come una piccola vittoria, la conferma che il progetto stava prendendo forma. Anche Cadillac aveva bruciato le tappe, mostrando già a dicembre il lavoro svolto sul sedile di Valtteri Bottas, appena 24 ore dopo il GP di Abu Dhabi. Segnali di ambizione, di organizzazione, di voglia di non arrivare impreparati.

La pista riporta tutti con i piedi per terra

Poi però è arrivata Barcellona, e i numeri hanno raccontato un’altra storia. Cadillac è stata la squadra con meno giri complessivi nei tre giorni, fermandosi a quota 164, senza mai andare oltre i 66 in una singola giornata. Audi ha fatto solo leggermente meglio: 95 giri nei primi due giorni, prima di limitare i danni con una sessione finale più consistente da 144 tornate. Non sono mancati i problemi, soprattutto sul fronte dell’affidabilità. Gabriel Bortoleto, ad esempio, non è più tornato in pista nel Day 1 dopo una pausa forzata causata da un guasto tecnico, un episodio che ha inevitabilmente riacceso vecchi timori legati al motore Audi. Il contrasto con la Williams è evidente: lo stesso team che aveva interrotto in anticipo lo sviluppo della vettura precedente per concentrarsi sul 2026, oggi sembra raccogliere i frutti di una pianificazione lucida. Audi e Cadillac hanno fatto un lavoro enorme per arrivare al via dei test, ma il Montmeló ha chiarito che la fase più dura comincia adesso, quando affidabilità, chilometri e comprensione della macchina diventano l’unico metro di giudizio reale.

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Sezione: News / Data: Sab 31 gennaio 2026 alle 11:43
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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