Pierre Gasly, o come la Safety Car ti svolta la carriera.

Era dal 1996 che un pilota francese non vinceva un gran premio, da quel pazzo GP di Montecarlo in cui Olivier Panis con la sua Ligier piazzò un vero e proprio miracolo. Anche a Monza quest’anno il miracolo è avvenuto. Come al solito, gli errori della Mercedes rendono la gara eccitante e la clamorosa entrata in pitlane, quando questa era chiusa, ha reso Monza 2020 indimenticabile per Pierre Gasly che, a dir la verità, aveva sbagliato la strategia in quella gara.

Da Monza 2008 a Monza 2020. Da Toro Rosso ad Alpha Tauri. Da Sebastian Vettel a Pierre Gasly. In una frase è racchiusa tutta l’avventura della scuderia satellite della Red Bull che non aveva mai trovato un volto-scuderia come Pierre Gasly. Si, perchè la grande differenza tra Panis e Gasly è che la vittoria del francese ex Red Bull è la ciliegina su una stagione strepitosa fatta di rimonte, sorpassi, giri veloci e qualifiche chiuse al 4°.

Il 2020 è la stagione che ci ha fatto scoprire il talento di Gasly.

Qui sorge la domanda spontanea: in molti dopo avrebbero voluto rivederlo in Red Bull con una grande macchina dove aveva fallito, forse per la troppa pressione, nel 2019. La dirigenza Marko-Horner ha avuto altre idee in mente: rendere indipendente la seconda squadra. Prima il nuovo nome, slegato indirettamente da casa madre, poi anche il volto. Appunto, Gasly. Un talento versatile a cui è servita una dura botta per sbocciare. Ma è un pilota da grande squadra?

In un momento in cui sembra esserci tantissimo talento in pista, ma poca equità nei rapporti di forza tra le scuderie, essere il volto di una di questa è già una cosa che ha il suo peso. Inoltre, Gasly è legato a doppio filo con la Red Bull che non intende fare del francese un Sainz 2.0, fortunato ad aver trovato subito un posto disponibile in un’altra scuderia. Per questo, Gasly avrà in mano la scuderia minore, in cui potrà battagliare in un centro griglia che si preannuncia agguerritissimo, fare da chioccia ad un altro talento Academy come Tsunoda, in attesa della seconda grande opportunità di mamma Red Bull.

Ma quanto può aspettare Gasly? I suoi amici-rivali-colleghi di una vita sono già al centro di un progetto tecnico che aspira ad essere vincente (Leclerc-Ferrari e Ocon-Alpine). Rimanere in Alpha Tauri ti relega alla mediocrità, ad una competitività, se tutto gira bene, per un settimo posto. I miracoli, come per definizione, avvengono una volta sola. Come detto, il talento in pista è tanto, così tanto che piloti come Nico Hulkenberg e Alexander Albon sono fuori, così tanto che le nuove reclute dalle Formule minori faranno fatica a trovare spazio.

Quindi Gasly si trova in un impasse: essere il volto sorridente di una scuderia per natura non competitiva o forzare la mano e giocarsi un passaggio altrove? L’età media dei piloti s’è abbassata ma ci sono quei due/tre vecchietti che sono in dirittura di arrivo. Pensiamo a Fernando Alonso, a Sebastian Vettel e a Lewis Hamilton. I loro eredi li abbiamo già. I volti della Formula 1 del 2024 li sappiamo già, ma non sappiamo chi si siederà al posto dei vecchietti. Immaginiamo uno scambio Russell-Hamilton, ma anche Bottas ha le ore contate. Ce lo vedreste Gasly in Mercedes? O in McLaren se Lando Norris dovesse salire da Toto Wolff? O l’Alpine col tricolore francese potrebbe pensare a lui per un dopo Alonso e formare una coppia tutta francese?

Insomma, il dilemma sembra essere chiaro: Gasly vuole diventare grande e l’Alpha Tauri glielo può permettere fino ad un certo punto. Il 2021 dovrà essere un anno di riconferma ad alti livelli, magari senza clamorosi podi (che comunque sono due nelle ultime due stagioni), ma con la costanza e l’aggressività mostrata nel 2020 per dimostrare che Monza 2020 non è stato solo un miracolo. Non sarà Sebastian Vettel, ma anche Gasly vuole diventare grande.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 26 gennaio 2021 alle 10:00
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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