Lewis Hamilton ha descritto un percorso di crescita concreto e misurabile dentro la Ferrari, fatto di decisioni prese meglio e prima, di briefing più chiari, di tempi rispettati in pista e ai box, di una comunicazione più pulita con l’ingegneria. Non parla di rivoluzioni, parla di metodo. "Abbiamo raffinato il modo in cui affrontiamo il weekend, dall’arrivo al circuito fino al debrief finale, ora ogni passaggio ha un obiettivo preciso e si vede in pista", spiega il sette volte campione, rimandando l’idea della soluzione fulminea a favore di un mosaico di dettagli che sommati spostano l’ago della bilancia. Anche senza il podio in Messico, Hamilton legge segnali incoraggianti nella costanza sul passo gara e nella capacità di estrarre il potenziale della SF-25 in condizioni di grip mutevoli, merito di una squadra che oggi sbaglia meno e capitalizza di più. Non c’è una singola novità tecnica da celebrare, c’è un sistema che funziona meglio, e per un team di vertice questo pesa tanto quanto un decimo trovato in galleria del vento.
Sintonia con Leclerc, due voci e una direzione
Elemento centrale di questa evoluzione è la convergenza tecnica tra i due piloti. Hamilton e Charles Leclerc guidano macchine ormai allineate nelle specifiche, con assetti che partono da basi simili e si separano solo per esigenze di stile. Questo ha ridotto le incognite e velocizzato lo sviluppo in pista. "Le nostre vetture sono praticamente sovrapponibili, sto imparando a leggere le stesse caratteristiche che per sua fortuna Charles maneggia da anni, giro dopo giro mi ci ritrovo sempre di più", racconta Hamilton, che individua nella sintonia interna il moltiplicatore di rendimento del fine settimana. A beneficiarne è anche l’analisi post sessione, più densa e più rapida, con due riferimenti che spingono nella stessa direzione, uno incalza l’altro, si scambiano dati e sensazioni, e il quadro complessivo diventa stabile abbastanza da permettere decisioni nette senza esitazioni. In un campionato in cui le finestre di temperatura e grip cambiano in fretta, avere una coppia che parla la stessa lingua tecnica è un vantaggio competitivo.
Piccoli passi ovunque, un salto percepibile
Dall’abitacolo di Leclerc il racconto combacia, niente colpi di teatro, tanto lavoro di fino. "Non è una bacchetta magica, è un insieme di ritocchi, procedure più pulite, scelte più coerenti, che alla fine generano un effetto visibile", osserva il monegasco, che sottolinea come la Ferrari abbia attraversato le ultime gare con maggiore stabilità sul piano del bilanciamento, anche sulle asperità e nelle fasi in cui il degrado gomme decide i destini. Il risultato è una vettura più prevedibile, quindi più veloce quando conta, perché consente di spingere senza superare quel confine sottile tra performance e consumo. "Il ritmo dipende da dettagli disseminati ovunque, li abbiamo messi in ordine e il quadro è più leggibile", aggiunge Leclerc in zona mista. La fotografia del momento è quella di una squadra che sceglie la via difficile e paziente, che non insegue un singolo aggiornamento risolutivo ma costruisce una base affidabile, capace di adattarsi alle piste e al meteo. È la sostanza che spesso decide un campionato lungo, più della scintilla di un fine settimana ispirato. Peccato sia arrivato tutto troppo tardi. Che serva per il 2026 è l'auspicio.
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Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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