Lo shakedown di Formula 1 2026 a Barcellona ha segnato il primo, vero battesimo in pista della Aston Martin AMR26. Un momento importante, arrivato però in extremis: la vettura ha girato soltanto nella parte finale dei test, con Lance Stroll e poi con Fernando Alonso, riuscendo comunque a completare un numero di giri sufficiente per raccogliere dati preziosi. In casa Aston Martin il clima è inevitabilmente doppio. Da un lato c’è la soddisfazione di aver rispettato, seppur di misura, la tabella di marcia; dall’altro emergono forti interrogativi sulla competitività complessiva di un progetto nato in ritardo e ancora lontano dall’essere pienamente armonizzato con la nuova power unit Honda.

Honda e Newey: una sfida nella sfida

Il ritorno di Honda in Formula 1, questa volta come partner esclusivo Aston Martin, rappresenta uno dei nodi più delicati del progetto 2026. Dopo lo smantellamento del precedente reparto F1, il costruttore giapponese ha dovuto ricostruire quasi da zero un team tecnico, e i primi segnali mostrano una power unit RA626H ancora acerba. In questo contesto, il lavoro di Adrian Newey assume un peso specifico enorme. La AMR26 porta chiaramente la sua firma: un’auto concettualmente audace, pensata per sfruttare al massimo il nuovo regolamento, ma che richiede tempo, precisione e una perfetta integrazione tra telaio, aerodinamica e motore per esprimere il proprio potenziale.

Sospensioni estreme e fianchi rastremati

Dal punto di vista tecnico, la AMR26 ha già acceso i riflettori nel paddock. Spicca soprattutto la scelta radicale sulle sospensioni: Aston Martin ha abbandonato i classici triangoli per adottare soluzioni multilink sia all’anteriore che al posteriore. Una decisione complessa, che aumenta le difficoltà di progettazione ma offre enormi vantaggi aerodinamici, liberando i flussi verso il fondo e il diffusore. Anche le fiancate raccontano la stessa filosofia: sottilissime, fortemente sottosquadro e rese possibili da nuovi sistemi di raffreddamento, sfruttando le maggiori libertà regolamentari. È un pacchetto sofisticato, difficile da copiare e concettualmente affascinante. Resta però la domanda chiave, quella che conta più di tutte: queste soluzioni saranno davvero veloci in pista?

 
Sezione: News / Data: Gio 05 febbraio 2026 alle 12:00
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari
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