I primi chilometri con una nuova Formula 1 dicono spesso più di mesi passati al simulatore. Lo ha scoperto anche Andrea Kimi Antonelli, che dopo lo shakedown di Barcellona ha iniziato a mettere a fuoco una delle sfide chiave dell’era 2026: la correlazione tra mondo virtuale e pista reale. Un passaggio delicato, soprattutto per una generazione di vetture che cambia profondamente filosofia tecnica e sensazioni di guida.

Quando il simulatore non racconta tutta la verità
Parlando con i media, Kimi Antonelli ha ammesso che le sensazioni provate al simulatore non rispecchiavano pienamente ciò che ha trovato una volta sceso in pista. Prima del debutto reale, il feeling virtuale lasciava qualche dubbio, ma la realtà ha ribaltato le impressioni: "appena sono andato in pista, la macchina mi è sembrata decisamente migliore rispetto a come la percepivo al simulatore". Una discrepanza che non sorprende del tutto, considerando che fino a Barcellona molte valutazioni erano basate su ipotesi e modelli teorici. Ora, però, con un riferimento concreto, il lavoro di affinamento può davvero iniziare.

La correlazione diventa la priorità
Antonelli ha sottolineato quanto sia cruciale aiutare gli ingegneri a riallineare i dati virtuali con quelli reali. "adesso stiamo lavorando tantissimo al simulatore, soprattutto dopo Barcellona, per correlare tutto nel modo migliore possibile", ha spiegato. Prima del test, il comportamento della vettura era in parte una scommessa; ora, invece, il feedback diretto del pilota permette di individuare con maggiore precisione dove intervenire su bilanciamento, risposta aerodinamica e gestione dell’energia. Un passaggio chiave in un regolamento che introduce nuove complessità, dall’uso più intenso dell’elettrico fino ai dispositivi aerodinamici attivi che sostituiscono il DRS.

Una F1 più “gentile” da guidare
Nonostante l’esperienza ancora limitata, Antonelli ha colto un aspetto incoraggiante: "rispetto alla macchina dell’anno scorso, questa sembra un po’ più piacevole da guidare". Un commento che pesa, soprattutto in una fase in cui molti piloti stanno ancora cercando di adattarsi alle nuove richieste di energy saving e alle dinamiche inedite della F1 2026. Il quadro che emerge è quello di una monoposto meno brutale di quanto temuto, ma che richiederà un enorme lavoro di affinamento digitale per esprimere tutto il suo potenziale. E, come spesso accade, sarà proprio l’allineamento tra simulatore e pista a fare la differenza.

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Sezione: News / Data: Mar 03 febbraio 2026 alle 13:03
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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