Dopo una qualifica complicata, Oscar Piastri si è trovato costretto a rimontare nel Gran Premio del Messico, partendo da una posizione arretrata rispetto alle aspettative. L’australiano della McLaren, leader del Mondiale fino a quel momento, aveva mostrato un buon passo gara, ma le prime fasi hanno segnato irrimediabilmente la sua corsa. Scattato dalla settima casella grazie alla penalità inflitta a Carlos Sainz, Piastri sperava di guadagnare terreno alla prima curva, dove l’asfalto più pulito solitamente offre maggiore aderenza. Tuttavia, un avvio caotico lo ha visto precipitare fino all’undicesima posizione, complice la nuvola di polvere sollevata dai duelli tra Verstappen e Russell, che gli ha fatto perdere trazione e linee ottimali in curva 1.
Un ritmo in crescita ma ostacolato dalle Mercedes
Nonostante una ripresa decisa, la gara di Piastri si è complicata ulteriormente. Bloccato dietro Tsunoda per oltre dieci giri, ha dovuto attendere il momento giusto per superare il giapponese e ritrovare aria pulita. Solo allora i dati hanno mostrato tutto il suo reale potenziale: il passo è migliorato sensibilmente, ma una volta raggiunto Russell la situazione è tornata a stabilizzarsi. Il britannico, protetto dal DRS grazie al compagno di squadra davanti, ha impedito a Oscar qualsiasi tentativo concreto di sorpasso. McLaren ha provato a reagire con un undercut, ma il traffico e il duello con Albon gli hanno fatto perdere secondi preziosi. Anche con la strategia a due soste, studiata per sfruttare gomme più fresche nel finale, la situazione non è cambiata subito: solo al sessantesimo giro, con un coraggioso attacco in staccata, l’australiano è riuscito a prendersi la quinta posizione.
Il titolo ancora aperto
In aria libera, la McLaren si è confermata la vettura più veloce del gruppo, ma la Virtual Safety Car sul finale ha spento ogni possibilità di rimonta su Bearman e di difesa della leadership in campionato. A separarlo da Lando Norris resta ora un solo punto, un margine minimo che promette scintille nelle ultime quattro gare della stagione. Analizzando i dati, la chiave della delusione messicana sta tutta nelle prime curve: quelle due posizioni perse al via hanno cambiato l’intera strategia, costringendo Piastri a una gara di rincorsa. In condizioni ideali avrebbe potuto lottare almeno per il quarto posto, ma il contesto non lo ha mai messo nella condizione di esprimersi al meglio. Resta, tuttavia, la consapevolezza di aver spremuto ogni decimo possibile da una gara nata storta: un segnale di maturità da parte di un pilota sempre più completo.
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