Una lezione a tutti quelli che mettono il killer instinct tra le caratteristiche per vincere nello sport. Lando Norris no. Lando Norris ha vinto a modo suo, dominando quando doveva, soffrendo quando non voleva e calcolando quando si è trovato in vantaggio. Una sonora lezione a tutti quanti noi, cresciuti a pane e cannibali nello sport. Giorgio Terruzzi sul Corriere della Sera ha scritto così del successo di Norris.
"Il mondo ha bisogno di persone come lui». Le parole di Carlos Sainz, nel giorno del trionfo di Lando Norris, suonano come il miglior riconoscimento possibile. Non solo per un campione, ma per un ragazzo che ha avuto il coraggio di mostrarsi vulnerabile. Lando ha accettato di chiedere aiuto, ha sorriso davanti ai fallimenti e ha saputo rialzarsi dopo i colpi subiti in pista da compagni più giovani o da avversari inarrestabili. È cresciuto attraverso errori e momenti bui, fino a trovare la forza per resistere.
Norris è diventato così un esempio autentico, una figura in cui molti possono riconoscersi: una persona normale che si emoziona per un sogno realizzato, che inciampa ma non smette di provarci. Sin dai tempi dei kart, nel 2013, quando era solo un ragazzo smilzo in mezzo a una generazione d’oro. Più gracile di Mick Schumacher, più timido di Giuliano Alesi, meno “predestinato” di Max Verstappen, figlio di campioni. Eppure Lando, figlio di un manager finanziario, si è rivelato sorprendentemente tenace, capace di scovare una forza interiore inattesa. Oggi, mentre ripete «Ho vinto a modo mio», mostra con orgoglio quella disciplina silenziosa forgiata nella difficoltà. Una qualità rara in un mondo, quello del motorsport, che esalta soltanto la forza e la perfezione. Norris, invece, ha sempre preferito essere umano. Un tempo star dei social, pronto a scherzare con chiunque, ha sperimentato anche il lato oscuro della rete, le critiche feroci e le conseguenze dell’esposizione costante. Per questo la sua vittoria vale doppio: perché è arrivata in pista e dentro se stesso.
Accanto a lui, Andrea Stella — mente silenziosa e profonda della McLaren — condivide la stessa filosofia: correre controcorrente, con eleganza, senza alzare la voce. Due personalità che hanno trionfato restando fedeli ai propri valori, smentendo i pronostici e dimostrando che anche nel mondo spietato della F1 c’è spazio per la gentilezza e l’umanità. Sì, Verstappen resta il più forte, il più feroce. Ma almeno per una volta, a vincere è stato il ragazzo dei riccioli, quello che sembrava destinato a farsi travolgere. Ed è proprio per questo che lo sport continua a essere una meraviglia.
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