L’umore in casa Ferrari ad Abu Dhabi è cupo, con la squadra ormai concentrata quasi interamente sulla monoposto del 2026 e la sensazione che il finale di stagione sia soltanto una tappa da superare. La scelta di interrompere molto presto gli sviluppi della SF-25 ha lasciato un vuoto prestazionale evidente e un clima di grande pressione interna. Vasseur e la dirigenza vogliono una reazione immediata quando arriveranno i nuovi regolamenti, perché la stagione 2025 ha mostrato limiti strutturali difficili da giustificare.
Gestione delicata e responsabilità pesanti
Il Corriere della Sera ha raccontato un paddock Ferrari silenzioso, dove la postura dei dirigenti trasmette la consapevolezza di un giudizio imminente. "La tensione è palpabile, Vasseur e il gruppo tecnico sembrano procedere verso un esame senza appello". La squadra sa di aver sacrificato larga parte del proprio sviluppo sin da metà anno per concentrare gli sforzi sulla prossima generazione di monoposto, e questa strategia ha inevitabilmente reso più fragili le ultime gare del 2025. La decisione fa discutere perché, da un lato, ha permesso di massimizzare risorse e tempo sulla futura vettura, dall’altro ha lasciato il gruppo tecnico esposto a una diminuzione di competitività difficile da gestire, soprattutto in un momento in cui la McLaren ha fatto passi enormi e la Mercedes si è rimessa in gioco.
Scelte tecniche spiegate con chiarezza
Vasseur ha spiegato con trasparenza che l’origine delle difficoltà attuali è legata a un congelamento dello sviluppo iniziato molto presto. "La debolezza della SF-25 è figlia della scelta di investire sul 2026, non era sostenibile cercare due o tre decimi al mese su una vettura ormai limitata nel suo potenziale". Il nuovo pacchetto regolamentare ha spinto Maranello a concentrare energie, simulazioni e componenti molto prima rispetto alla concorrenza, convinti che fosse inutile inseguire aggiornamenti di modesta efficacia sul finale di stagione. Persino nelle FP1 di Yas Marina, Arthur Leclerc ha provato un nuovo volante destinato alla correlazione futura, confermando come parte del lavoro stia già dialogando con concetti legati alla prossima era tecnica. È una filosofia che carica enormemente il 2026 di aspettative, e ogni passo della scuderia viene pesato con l’idea che il tempo degli alibi sia finito.
Pressione crescente e ansia da risultato
La prospettiva è chiara: la pazienza dei tifosi, della proprietà e dei partner si reggerà soltanto se la nuova monoposto entrerà da subito nella finestra giusta. A Maranello si respira una tensione insolita, con volti che raccontano un gruppo consapevole di avere davanti l’anno più delicato dal 2019. "Se questa strategia non dovesse dare risultati immediati, l’esame non ammetterebbe attenuanti". Il rischio è quello di arrivare ai test del prossimo anno come riferimento tecnico o come delusione annunciata. Ecco perché nessuno vuole sbagliare: la correlazione in galleria del vento deve funzionare, la macchina dovrà essere guidabile e competitiva sin dai primi chilometri, e il lavoro notturno tra simulatori e pista diventerà una costante. È un momento di ansia ma anche di speranza, perché la Ferrari è consapevole che investire ora significa provare a uscire definitivamente dal limbo, tornando protagonista con ambizioni reali nel Mondiale.
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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