Fernando Alonso sta venendo sonoramente battuto da Esteban Ocon, solo dopo tre gran premi Daniel Ricciardo è riuscito a fare meglio di Lando Norris, mentre Sebastian Vettel e Carlos Sainz non hanno ancora messo il muso davanti ai rispettivi compagni. Con le prove libere ristrette e il nuovo format dei test pre-stagionali, i piloti che hanno cambiato scuderia in off-season stanno faticando come previsto ad inserirsi nelle nuove macchine. Secondo Romain Grosjean, intervistato da Equipe, è normale: "Un pilota deve sempre adattarsi. È la regola. Per quanto mi riguarda, quando sono passato dalla Lotus alla Haas, ho avuto la possibilità di entrare a far parte di una nuova squadra, ma anche il mio compagno di squadra era nella stessa situazione. Non è il caso di un Alonso, un Ricciardo, un Vettel o un Sainz. Il principio in Formula 1 è usare il compagno di squadra per imparare. A differenza di molte altre formule questo è l’unico modo per sapere veramente quanto vali. Convivere con questa situazione può essere estremamente gravoso, a volte malsano, ma è così. Questo è il motivo per cui ci sono così tante rivalità nel paddock e così poche amicizie, a parte la sorprendente “bromance” tra Norris e Sainz. Queste difficoltà vanno però soppesate. Quando sono arrivato in IndyCar, ho guadagnato un secondo tra il primo e il secondo giorno di test. Ma sono gli ultimi decimi che sono i più difficili da ottenere. È qui che entra in gioco l’adattabilità del pilota. Deve capire la sua nuova macchina e cercare di plasmare il suo stile di guida. Alla Haas sono riuscito a riprendere rapidamente la gestione dell’acceleratore in uscita di curva; ma per via del sottosterzo, non riuscivo a portare la stessa velocità come con la Lotus nera e oro. La squadra può aiutarti molto: in mezzo a queste migliaia di dati che gli ingegneri devono analizzare, possono dare al pilota uno o due punti su cui può lavorare. Ricordo Vandoorne, ad esempio, che ci ha messo un po’ di tempo a gestire ottimamente i freni. Questo tempo di adattamento è normale. Occorrono da quattro a sei gare perché si verifichi il cosiddetto clic, una performance che permetterà al pilota di dire: ecco, ci sono! Se invece i problemi si trascinano, allora è possibile porsi la questione del livello del pilota che, forse, è calato“.

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Sezione: News / Data: Lun 10 maggio 2021 alle 16:00
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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