Lewis Hamilton non prenderà parte alle FP1 di Abu Dhabi, lasciando il volante ad Arthur Leclerc nell’ultima sessione obbligatoria dedicata ai rookie. La Ferrari sfrutterà così l’opportunità per dare chilometri in pista al proprio development driver, che lavorerà al fianco del fratello Charles Leclerc in un appuntamento simbolico e utile per raccogliere dati conclusivi sulla SF-25. Per Arthur sarà un'altra occasione per contribuire alla correlazione tra simulatore e pista. Ai test invece ci sarà Beganovic.
Arthur Leclerc accanto a Charles: emozione e utilità tecnica
Scendere in pista in un weekend ufficiale rappresenta un momento significativo per Arthur Leclerc, che tornerà in pista di nuovo nella stessa sessione insieme al fratello maggiore. Una combinazione rara e dal forte valore personale, ma soprattutto un’occasione per mettere alla prova il lavoro svolto al simulatore durante l’anno. Sulla partnership con Charles e sul significato di questa FP1, Arthur ha raccontato: "io e Charles siamo davvero felici di tornare a girare insieme in queste FP1, è emozionante trovarsi in macchina con lui dall’altra parte del garage, guidare in pista è fondamentale anche per noi che supportiamo la squadra soprattutto dal simulatore, perché permette di offrire agli ingegneri indicazioni più precise". Un pensiero che riassume bene il ruolo del giovane pilota nella struttura Ferrari.
Yas Marina vista da Arthur: il primo settore è il più speciale
La pista di Abu Dhabi è un tracciato tecnico e particolare, dove la gestione del grip e del carico aerodinamico cambia in modo sensibile con l’arrivo del buio. Per Arthur c’è una sezione che spicca più delle altre. Lo ha detto chiaramente parlando delle sue preferenze: "la mia parte preferita è il primo settore, è lì che si sente davvero il carico aerodinamico, curva 2 e curva 3 si fanno in pieno e sono velocissime, è uno dei punti in cui si percepisce cosa significa guidare una Formula 1 e mi diverto sempre molto". Un passaggio che mostra tutta la sua familiarità con le dinamiche ad alta velocità e la capacità di leggere il comportamento della monoposto.
Preparazione mirata e obiettivi chiari per la FP1
Lavorare come development driver richiede una preparazione differente rispetto al programma standard di un pilota titolare. Arthur ha spiegato come si è allenato e quali saranno i focus al volante della SF-25. Le sue parole lo chiariscono bene: "mi sono preparato allenando soprattutto il collo, che soffre di più la forza G, oltre a molto cardio, dal punto di vista tecnico ho lavorato tanto al simulatore per arrivare pronto, il mio compito sarà fornire feedback utili sulle prove che faremo e raccogliere più dati possibile per migliorare la correlazione tra pista e simulatore".
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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