Per quanto non gli piaccia e c'abbia tenuto a farlo sapere, Max Verstappen è già un maestro della nuova era. Nei test pre-stagionali di Bahrain non sono stati solo i tempi sul giro ad accendere il dibattito nel paddock, ma anche le modalità con cui i piloti stanno imparando a “domare” le nuove power unit. L’attenzione, in questa fase, è tutta sui dettagli che non finiscono nei fogli cronometrici: come si recupera energia, quando la si rilascia e a quale prezzo in termini di usura meccanica e gestione gomme. In questo contesto, una scelta tecnica adottata da Max Verstappen ha iniziato a far discutere addetti ai lavori e avversari, perché rompe con l’approccio più “classico” visto finora in Formula 1.

Secondo quanto riportato da RacingNews365, il campione olandese sta sperimentando una gestione dell’energia decisamente aggressiva: sequenze di scalate volutamente accentuate in alcuni punti della pista per aumentare la ricarica della batteria, una soluzione che al Bahrain International Circuit sembra garantire benefici immediati. Una scelta che va in controtendenza rispetto all’approccio più diffuso del lift-and-coast, adottato da squadre come Mercedes F1 e Ferrari F1. Il metodo “conservativo” è ritenuto più sostenibile sul lungo periodo, perché limita lo stress al cambio e aiuta a tenere sotto controllo il degrado degli pneumatici, pur risultando meno incisivo nel breve. Non a caso, in passato piloti come Lewis Hamilton avevano espresso perplessità su quanto il lift-and-coast possa incidere sul ritmo e sulla sensazione di guida. “Qui la scalata mirata aiuta a riempire la batteria nel punto giusto della pista, ma non è una soluzione universale”, filtra dall’analisi tecnica che circola nel paddock.

Una soluzione efficace solo su certi tracciati

Il nodo centrale della polemica sta proprio nella replicabilità di questa tecnica. La configurazione del Bahrain, con lunghi rettilinei e forti staccate, amplifica l’efficacia delle scalate “energetiche” di Verstappen. Su piste più scorrevoli o con frenate meno violente, però, il bilancio potrebbe ribaltarsi: maggiore usura della trasmissione, stress termico più elevato e un impatto non trascurabile sulla gestione delle gomme nel lungo stint. “Su alcuni circuiti i contro possono superare i pro, e allora serve cambiare registro”, è il ragionamento che emerge tra gli ingegneri. L’impressione è che, con l’avanzare della stagione, i team finiranno per adottare un mix di soluzioni, adattando la ricarica dell’energia elettrica alle caratteristiche di ogni tracciato e al profilo di utilizzo del pilota.

Power unit nuovo terreno di caccia per i vantaggi

In questa fase, la gestione dell’energia è diventata la vera miniera d’oro per cercare prestazione. Le nuove power unit rappresentano un territorio ancora in parte inesplorato, con margini di miglioramento più ampi rispetto all’aerodinamica, ormai un campo molto più “maturo” in cui i guadagni sono spesso marginali. Ecco perché i team stanno investendo risorse soprattutto sull’harvesting e sul deployment dell’energia elettrica: “Qui si nascondono i decimi veri, almeno all’inizio”, è la convinzione diffusa nel paddock. La scelta di Verstappen, per quanto controversa, va letta in questo quadro: una ricerca aggressiva del limite che può pagare in certe condizioni e costringere gli avversari a ripensare le proprie strategie di gestione energetica in F1.

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Sezione: News / Data: Ven 13 febbraio 2026 alle 08:34
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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