Nel quadro generale di difficoltà tecniche che ha coinvolto diversi costruttori, spicca il comportamento della Ferrari. Tra Barcellona e Bahrain, la SF-26 è stata l’unica monoposto di vertice a non aver mostrato il minimo segnale di sofferenza legato alla nuova power unit. Nessun fermo imprevisto, nessuna sostituzione d’emergenza, nessuna modifica di programma dovuta a guasti: un dettaglio che, in questa fase di sviluppo, vale quasi quanto un buon tempo sul giro.

A Maranello hanno scelto una strada prudente, caricando chilometri senza forzare i limiti di mappature e raffreddamento, con l’obiettivo di validare prima l’affidabilità dell’insieme motore-ibrido-sistemi ausiliari. Una filosofia che sta pagando, soprattutto se confrontata con i problemi emersi sulle power unit di Honda, RBPT-Ford e Mercedes. Nel paddock c’è chi sottolinea come la gestione termica della Ferrari appaia già più matura, frutto di un progetto meno aggressivo sul fronte delle prestazioni pure ma più solido sul piano strutturale.

Red Bull, Honda e Mercedes tra stop e verifiche tecniche

Il primo campanello d’allarme è arrivato dall’orbita Red Bull. La squadra ufficiale ha macinato giri senza intoppi, ma la nuova RBPT-Ford ha mostrato il primo cedimento sulla vettura di Racing Bulls, con Arvid Lindblad costretto allo stop dopo una mattinata produttiva. «Il problema si è manifestato all’improvviso, bloccando il programma e obbligandoci ad avviare un’indagine tecnica», filtra dal box. Un segnale che ridimensiona l’idea di una power unit già completamente a punto.

Scenario simile in casa Aston Martin, dove Mike Krack ha confermato un problema alla power unit Honda: «Dai dati abbiamo capito che qualcosa non stava funzionando correttamente. Abbiamo provato a intervenire durante la pausa, ma alla fine è stato necessario cambiare il motore, perdendo tempo prezioso». Il team principal ha ricordato come l’integrazione del nuovo partner motoristico e dei nuovi componenti renda fisiologici questi inciampi iniziali.

Le voci più pesanti arrivano però dal box Mercedes. In Bahrain la monoposto è rimasta a lungo ferma ai box, con interventi coperti dai pannelli. Dal paddock Craig Slater ha fatto filtrare un’ipotesi di sostituzione della power unit: «Si parla di un cambio motore e il fatto che il team abbia schermato l’area di lavoro fa capire che la situazione è delicata». Il quadro, secondo il giornalista, è chiaro: «Red Bull e Mercedes non sono ancora a prova di proiettile sul piano dell’affidabilità».

Sezione: News / Data: Gio 12 febbraio 2026 alle 10:10
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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