Nel clima già intenso che precede la stagione 2026 di McLaren F1, una nuova trama extracampo ha catturato l’attenzione del paddock. La questione delle power unit e di un presunto vantaggio derivato dalla gestione del rapporto di compressione dei motori 2026 ha innescato discussioni che più assomigliano a schermaglie politiche interne alla Formula 1 che a un dibattito tecnico limpido. Zak Brown, CEO della McLaren, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, liquidando certe critiche come il solito “gioco politico” tipico del Circus: una replica che rilancia il confronto tra squadre ma al tempo stesso invita alla calma, puntando l’attenzione su ciò che davvero conta quando le luci dei semafori si spengono in pista.

Al cuore della disputa c’è un elemento apparentemente tecnico, ma dietro cui si nascondono corde sensibili di competitività e sospetti: diversi costruttori, tra cui Ferrari F1, Audi e Honda, hanno espresso perplessità sulla conformità della power unit Mercedes alla nuova regolamentazione del rapporto di compressione, misurato “a freddo” secondo i parametri FIA, ma che poi sembra comportarsi diversamente in condizioni di gara. Fonti vicine alle discussioni indicano che la questione è stata già oggetto di consultazioni tra i motoristi e la Federazione, con l’ipotesi di introdurre nuove metodologie di misurazione in tempo reale per il futuro, ma senza alcuna modifica immediata delle regole. 

Brown: niente drammi, solo sport

Interpellato dai media alla presentazione della MCL40, Brown ha espresso un punto di vista netto e per certi versi distensivo: “Questo tipo di narrazione è semplicemente il tipico gioco politico della Formula 1. Il motore è stato progettato nel pieno rispetto delle norme, conforme e approvato in tutti i test ufficiali. Quello che vediamo oggi non è diverso dalle controversie tecniche del passato, come i doppi diffusori: se qualcosa è nei limiti del regolamento, allora non c’è nulla di cui parlare”, ha detto il manager americano con tono sicuro. 

Brown ha aggiunto che McLaren non è coinvolta direttamente nei tavoli tecnici dove si discutono i dettagli del motore, sottolineando come la squadra si fidi di Mercedes High Performance Powertrains per la fornitura della power unit e apprezzi il lavoro svolto fino a oggi. Questo approccio, pragmatico e focalizzato sulle regole, sembra mirare a spostare l’attenzione lontano dai sospetti e dalle teorie di complotto, riportando tutto alla competizione pura che si svolge in pista piuttosto che nelle stanze delle lamentele. 

La politica fa rumore, ma la pista parla

Le parole di Brown arrivano in un momento in cui la Formula 1 sembra ripiombare in un classico copione: team tecnici, dirigenti e federazione che si confrontano su interpretazioni regolamentari e presunti vantaggi competitivi. La risposta di McLaren, in questo caso, è un invito a non farsi trascinare in speculazioni sterili ma a concentrarsi su ciò che è misurabile, verificabile e sancito dal regolamento. Anche se il tema delle power unit 2026 ha già acceso dibattiti e tensioni tra i motoristi, la posizione di Brown dimostra che, nel paddock moderno, le polemiche politiche non sono viste come un ostacolo insormontabile ma semplicemente come parte del “gioco” di una Formula 1 dove l’ingegno tecnico e il rispetto delle norme restano la bussola principale per decidere chi è davvero il migliore. 

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Sezione: News / Data: Mar 10 febbraio 2026 alle 11:41
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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