Il 2026 segna una frattura netta con il passato per Aston Martin. L’arrivo di Adrian Newey al centro del progetto tecnico e manageriale non è solo un colpo d’immagine, ma una dichiarazione d’intenti. La AMR26 vista nei primi collaudi, seppur a porte chiuse, ha mostrato soluzioni fuori dagli schemi, coerenti con la filosofia del progettista britannico. Come ha osservato James Vowles: “È riuscito a portare i bracci delle sospensioni in zone dove non avrei mai pensato fosse possibile”. Creatività e coraggio, però, non bastano se il contesto non è pronto a sostenerli fino in fondo.
Honda, aspettative e primi campanelli
Il passaggio a Honda rappresenta un altro snodo cruciale. Dopo anni da cliente Mercedes, Aston Martin diventa team ufficiale, con un motore pensato su misura per il telaio. Un vantaggio enorme sulla carta, ma anche un rischio: sviluppo in ritardo, chilometri limitati nei test e qualche problema di peso hanno già acceso le prime perplessità. Lo stesso Newey ha ammesso ritardi nella galleria del vento. Intanto, il paddock osserva e commenta: George Russell ha sottolineato come “non si possa ignorare ciò che Aston Martin sta mostrando”. Le aspettative, forse, stanno crescendo più in fretta dei risultati.
Alonso, ambizione e realtà
Se Newey è il cervello del progetto, Fernando Alonso resta il suo termometro più affidabile. A 44 anni continua a fare la differenza, offrendo prestazioni e indicazioni tecniche di altissimo livello. Il problema è capire quanto del potenziale espresso dipenda dal pilota e quanto dalla vettura. Il confronto interno non aiuta a chiarire del tutto il quadro, e il rischio è che l’intero progetto venga giudicato prima del tempo. L’obiettivo dichiarato è tornare stabilmente davanti e giocarsi il titolo nel medio termine. Ma il 2026 potrebbe essere tanto l’anno della consacrazione quanto quello di una ripartenza dolorosa. In Formula 1, l’ambizione accelera sempre più veloce dei fatti.
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