Daniel Ricciardo, l'australiano dal sorriso contagioso che ha illuminato la Formula 1 per oltre un decennio, non ha mai centrato l'iride nonostante 8 vittorie e 32 podi. Christian Horner, il boss Red Bull, ha rotto il silenzio spiegando i motivi di una carriera straordinaria ma incompiuta. Parlando a ruota libera, l'inglese ha ripercorso i momenti chiave, dalle tripletta magica del 2014 alle lotte intestine nel team. Ricciardo, ritiratosi nel 2025 come ambasciatore Ford, resta un simbolo di talento puro finito contro muri invisibili.

Horner non gira intorno alla questione, puntando il dito su un mix letale di coincidenze e scelte. "Danny aveva tutto per diventare campione, velocità, carisma, quel guizzo in più nelle curve impossibili", ha confidato ai media, ricordando il 2014 quando batté Vettel in casa Red Bull. Eppure qualcosa si inceppò: "Il motore Renault non era sempre al top, e poi è arrivato Max, un fenomeno che ha alzato l'asticella per tutti". L'australiano vinse Canada, Ungheria e Belgio quell'anno, ma il titolo scivolò via per affidabilità e strategia. Horner ammette rimpianti, ma elogia il carattere di Ricciardo che non ha mai mollato.

Il duello con Verstappen

Il vero spartiacque arrivò con l'olandese olandese, un binomio esplosivo che spostò gli equilibri. "Max ha portato un livello di costanza brutale, mentre Daniel brillava a intermittenza, specie quando la pressione saliva alle stelle", spiega Horner, evocando il 2018 con vittorie a China e Montecarlo. Ricciardo soffrì i malanni cronici del propulsore francese, finendo per cedere il posto. Passato a Renault e McLaren, centrò l'ultima gioia a Monza 2021, ma il treno iridato era già partito. Red Bull scelse la fame insaziabile di Verstappen, lasciando l'aussie a rincorrere podi sporadici.

Occasioni mancate in Red Bull

Horner riflette su quel che poteva essere: "Se avessimo avuto un motore perfetto nel 2015-2016, o se Daniel fosse rimasto più a lungo, chissà", dice, sottolineando come l'australiano eccellesse nei circuiti caotici tipo Baku o Singapore. Oggi, con le ferrari f1 e McLaren a darsi battaglia nel 2026, il ricordo di Ricciardo evoca un'era di piloti completi. L'inglese lo dipinge come vittima del destino: talento da campione, ma senza la costanza o la sorte dei grandi. I fan lo rimpiangono ancora, quel sorriso sotto il casco che nascondeva un guerriero da titolo sfiorato.

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Sezione: News / Data: Dom 08 febbraio 2026 alle 10:03
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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