Il Super Bowl non è solo football e pubblicità da record: è una vetrina globale dove lo sport incontra la cultura pop. Nell’edizione appena andata in scena, vinta nella notte dai Seattle Seahawks contro i New England Patriots, tra i volti che hanno acceso la curiosità del pubblico c’è stato anche Charles Leclerc. Il pilota della Ferrari è apparso in uno degli spot più commentati della serata, quello celebrativo dei Pokémon, portando la f1 dentro il cuore dell’evento mediatico più potente d’America.

Un cameo che parla al pubblico globale

Lo spot Pokémon, costruito come una carrellata di volti noti provenienti da mondi diversi, ha scelto Leclerc per intercettare l’audience europea e quella degli appassionati di motorsport. Il monegasco compare in un frammento rapido, riconoscibile, inserito in una narrazione che gioca sulla memoria collettiva e sull’icona pop che il brand giapponese rappresenta. La scelta non è casuale: la Formula 1 spinge sempre di più verso il pubblico generalista, e la presenza di un top driver in uno spot del Super Bowl è un segnale chiaro di quanto l’immagine dei protagonisti del Circus venga ormai curata su scala globale.

Tra marketing e identità del pilota moderno

Per F1 si tratta di un’altra dimostrazione di come i piloti non siano più solo interpreti della pista, ma figure trasversali capaci di muoversi tra sport, intrattenimento e brand awareness. Leclerc, negli ultimi anni, ha costruito un profilo pubblico che parla a generazioni diverse: dal tifoso storico della Ferrari al pubblico giovane che vive di social e cultura pop. In un Super Bowl che ha macinato ascolti record, l’immagine del pilota in un contesto extra-motorsport amplifica la portata del messaggio: la F1 entra nei salotti americani non solo con le gare, ma con i suoi volti, diventati ormai parte del grande racconto dell’intrattenimento globale.

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Sezione: News / Data: Lun 09 febbraio 2026 alle 09:33
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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