Nonostante debba i successi dela sua carriera a lui, Sebastian Vettel non regala lo status di genio al tecnico Adrian Newey. La vigilia della stagione 2026 si infiamma non solo per le nuove monoposto che prenderanno forma nei box ma anche per le grandi attese nei confronti di Adrian Newey, l’uomo che ha segnato intere ere nella f1. Tra chi spera in un capolavoro tecnico e chi si aspetta rivoluzioni aerodinamiche, c’è chi invita alla prudenza. A parlare è Sebastian Vettel, che conosce bene il genio di Newey ma smonta l’idea della soluzione universale ai problemi del Circus: la Formula 1 resta un gioco di squadra e di dettagli, non di miracoli.
Vettel e la verità sul mito Newey
Nel cuore delle discussioni tecniche che animano il paddock, il nome di Newey è entrato spesso come garanzia di acelera e superiorità. L’ingegnere britannico, ora protagonista con l’Aston Martin F1, ha costruito alcune delle vetture più iconiche degli ultimi decenni e la curiosità per il suo primo progetto nel team di Silverstone è enorme. Tuttavia, secondo Vettel, è un errore pensare che un singolo talento possa risolvere da solo problemi complessi e stratificati. “Io frequento questo paddock da tantissimo tempo e tutti vanno alla ricerca di quella bacchetta che faccia tutto, ma la bacchetta non esiste,” ha spiegato l’ex iridato in un’intervista. “La Formula 1 funziona quando ogni pezzo va al suo posto, e certo, i piloti hanno il loro ruolo cruciale, ma anche chi sta nelle retrovie del team è fondamentale. Adrian può dare tanto, ma ha bisogno dell’ambiente giusto per esprimersi.”
Vettel ha puntato il dito su un aspetto spesso sottovalutato nel mondo delle corse: la sinergia interna e le condizioni in cui lavora un gruppo. La carriera di Newey è costellata di successi, ma anche di periodi in cui le regole, le risorse e la cultura di squadra ne hanno limitato il potenziale, ricordando a tutti che anche i più grandi ingegneri non fanno miracoli da soli.
Il mondo F1 alla ricerca di risposte reali
Nel paddock, la questione ha acceso dibattiti e confronti. L’approdo di Newey in Aston Martin era visto come un possibile punto di svolta per una squadra che ha faticato a emergere nella classifica costruttori. Ma alla luce delle parole di Vettel, si capisce come la sfida non sia semplicemente tecnica. La Formula 1 è un ecosistema dove ogni reparto incide: ricerca aerodinamica, gestione gomme, decisori strategici e anche la chimica interna definiscono la competitività. Nonostante Newey resti una risorsa di prim’ordine, la sua influenza dipenderà da come riuscirà ad integrarsi nel progetto e da quanta libertà avrà di implementare soluzioni anche fuori dagli schemi standard. In fondo, la storia della F1 ci ha insegnato che rivoluzioni e “salti” prestazionali emergono quando idee e contesto si fondono, non quando si cerca di imporre risposte uniche ai problemi più intricati.
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