Difficile capire l’unicità dell’evento nel momento in cui passa sotto gli occhi nostri. Non ci saremo mai aspettati di rivedere un pilota festeggiare il suo settimo titolo mondiale, eppure oggi, in Turchia, le lacrime di Lewis Hamilton, al termine della gara, ci hanno messo di fronte ad un dilemma spinoso, che molti non voglio ammettere: Lewis Hamilton è uno dei piloti più forti di tutti i tempi e non serve guidare una Ferrari, come Schumacher, o entrare nei cuori della gente, come Senna, per esserlo.

Lewis Hamilton ci ha fatto capire che la grandezza trascende le questioni di tifo e la tecnologia della macchina. Anche Michael Schumacher era altrettanto dominante con una Ferrari avanti anni luce rispetto alla concorrenza. Ayrton Senna si è diviso equamente i titoli con un compagno dello stesso calibro, Alain Prost, ma la McLaren non aveva rivali. Con regole avverse, nel 2005 Schumacher nulla ha potuto contro Alonso e, ad inizio anni ’90, la Williams era troppo tecnologica per Senna. Niente di tutto questo però ha scalfito la loro grandezza. Perchè ognuno è il più grande di sempre della propria epoca, proprio come Juan Manuel Fangio agli alboli

C’è una netta differenza tra un buon pilota come Hulkenberg e un ottimo pilota come Valtteri Bottas e sono i podi e le vittorie (ottenute dal finlandese anche in Williams). C’è una netta differenza tra un ottimo pilota come Bottas e un potenziale campione come Leclerc ed è il talento cristallino. C’è una netta differenza tra un potenziale campione come Leclerc e un campione come Rosberg ed è il titolo. C’è una netta differenza tra un campione come Nico Rosberg e un qualcosa di più come Lewis Hamilton ed è la mentalità.

È la mentalità a fare grande il pilota.

La voglia di migliorarsi, di non sentirsi appagato, di trovare stimoli e traguardi da raggiungere, l’equilibrio tra carriera e vita privata, l’umanità, il destino. Nico Rosberg si è dovuto ritirare dopo aver vinto il titolo. Lo sforzo sovrumano che ha dovuto fare per toccare il tetto del mondo l’ha prosciugato così tanto da non voler più mettere piede su una monoposto. Rosberg ha dovuto sacrificare molte cose della sua vita per poter toccare il cielo con la sua macchina e non era più disposto a farlo. Lewis Hamilton no perchè è nato per questo.

Questo è probabilmente il suo mondiale più bello. Dominato a più livelli, partendo da una Mercedes stratosferica e implacabile a livello tecnologico. La macchina è 95% delle prestazioni ormai, ma senza pilota o muretto non si va da nessuna parte. Hamilton ha vinto in tutti i modi possibili: pole position e gara in solitaria, su tre ruote, battendo Bottas in partenza, battendolo sulla strategia, sorpassandolo, su circuiti nuovi, su quelli vecchi, con la pazienza e con il martello.

Ma il grande capolavoro l’ha lasciato in Turchia, la gara del settimo titolo. Condizioni di tempo proibitive e pista in condizioni pessime per tutto il weekend, dove ha girato pochissimo nelle libere, tanto da non trovare il feeling in qualifica (sesto, peggiore qualifica dell’anno). Partenza soft, si fa sorpassare. Visto l’errore di Bottas, non c’è bisogno di vincere la gara per avere il settimo titolo. Soffre contro l’amico vecchio volpone Sebastian Vettel che non si fa superare. La Ferrari prova l’azzardo per tentare di vincere e l’inglese ha trovato strada libera. Dopo la sosta è storia: ha prosciugato quelle gomme intermedie a tal punto di temere lo scoppio, come a Silverstone. Ha battuto Verstappen (che aveva una macchina più veloce nel weekend) sulla pazienza, la Racing Point di astuzia, la Ferrari di prestazione, Bottas col talento. In questo 2020 ogni volta che serviva il pilota Hamilton c’è stato e Bottas no, questo a riprova che la macchina serve fino ad un certo punto. Ha fatto durare le gomme intermedie cinquanta giri, usurate così tanto da renderle slick. Non ha perso di prestazione neanche un attimo.

C’è una netta differenza tra il sesto e il settimo titolo di Lewis Hamilton e sta nella maturità. Nella gestione delle gomme, dei momenti della gara, nelle strategie (quante volte ha deciso la propria?), nei giri veloci, nelle dichiarazioni. In tutto.

Lewis Hamilton è un campione, che vi piaccia o no.

Non c’è una netta differenza tra il pilota più forte di sempre Michael Schumacher e il pilota più forte di sempre Lewis Hamilton e il pilota più forte di sempre Ayrton Senna. É solo una questione di gusto, di tifo, di preferenza. 

Lewis Hamilton è la Storia e ce ne renderemo contro presto.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 15 novembre 2020 alle 20:25
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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