Max Verstappen torna a parlare di strategie e gestione interna in Formula 1, e lo fa con il pragmatismo di chi ha costruito titoli e rimonte su dettagli spesso invisibili dall’esterno. Intervistato da Viaplay, il quattro volte campione del mondo ha spiegato perché, in ottica mondiale, la chiarezza sulle gerarchie può diventare un vantaggio competitivo enorme. Il tema tocca direttamente anche la McLaren, che nel 2025 ha vissuto una stagione di equilibrio delicato tra i suoi piloti. Per Verstappen, puntare su due prime guide può sembrare romantico, ma spesso costa punti e opportunità.
La regola di Verstappen, un numero uno e un numero due
Verstappen non ha girato intorno al punto e ha descritto una filosofia da team principal più che da pilota. "Se fossi io a guidare una squadra, chiarirei subito chi è il numero uno e chi è il numero due", ha detto, spiegando che la gestione di un campionato non è solo velocità pura, ma anche controllo del contesto. Nel suo ragionamento non c’è disprezzo per il secondo pilota, anzi, il ruolo resta fondamentale. La seconda guida, secondo Max, deve essere in grado di portare a casa punti pesanti, perché il titolo Costruttori richiede consistenza e presenza costante in zona alta. Ma tra raccogliere punti e contendere la leadership interna c’è un confine che, in certe fasi della stagione, va tracciato senza ambiguità. Verstappen guarda al mondiale come a una guerra di logistica, dove anche un solo weekend gestito male può spostare inerzia e fiducia.
McLaren nel mirino, la scelta di due punte e il prezzo strategico
Il riferimento alla McLaren è inevitabile, perché nel 2025 il team di Woking ha vissuto a lungo la tensione naturale di una coppia competitiva. Verstappen sostiene che puntare su due piloti allo stesso livello porti sì velocità e spettacolo, ma spesso comporti un costo in termini di scelte strategiche. "Scegliendo di andare avanti con due piloti, la McLaren ha rinunciato chiaramente a dei vantaggi dal punto di vista delle strategie", è il cuore del suo ragionamento. In pratica, quando non esiste una priorità netta, diventa più difficile prendere decisioni fredde su undercut, ordini di scuderia, gestione gomme e protezione in pista. Si perde tempo, si aprono finestre agli avversari, e in un mondiale tirato quel margine diventa ossigeno per chi sta inseguendo. Verstappen non parla per teoria, perché sa bene quanto Red Bull abbia costruito parte della propria forza proprio su una catena decisionale rapida e coerente.
Il vantaggio per Red Bull e la lezione che vale anche nel 2026
Max ha anche ammesso che, in quel contesto, Red Bull ha tratto beneficio dalla situazione. "Quindi ovviamente anche noi ne abbiamo tratto vantaggio", ha aggiunto, con quella sincerità che spesso irrita e allo stesso tempo chiarisce il quadro. Non è una provocazione, è la fotografia di come si vince un campionato, approfittando delle indecisioni altrui e trasformandole in punti. Il tema delle gerarchie torna pesantissimo anche in ottica 2026, perché con il cambio regolamentare e la complessità crescente della gestione energetica, la rapidità nelle scelte potrebbe contare ancora di più. Verstappen manda un messaggio che suona quasi banale, ma in Formula 1 non lo è mai, quando hai due piloti che possono togliersi punti e opzioni, serve una guida chiara, altrimenti la strategia diventa una discussione, e una discussione, in pista, costa posizioni.
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