Stessa storia anche in Belgio, l’ultimo appuntamento in cui il sabato si fa festa. Con le Mercedes così dominanti il sabato, la gara di domenica è praticamente già scritte e non si può sperare che, in ogni gara, Max Verstappen tiri fuori il miracolo. Avevamo scritto che il mondiale si giocava tra Belgio-Monza-Mugello, tre templi della velocità. Il primo atto è andato a Lewis Hamilton. Disastro Ferrari, salvata due settimane fa da Vettel, ma che ora sprofonda. Ecco il settimo Power Ranking di stagione che non rispecchierà quelle che sono le due classifiche mondiali, ma è una sorta di valore assoluto delle dieci scuderie.
1. Mercedes (-) : Pole e vittoria con dedica a Chadwick Boseman. Icona black che omaggia un’altra icona black, prematuramente scomparsa. Lewis Hamilton domina (vorrebbe più competizione, come detto nelle interviste) e stritola con una tenaglia tutta la concorrenza per il suo mondiale. Stavolta Verstappen non è riuscito ad immaginare niente per mettere in difficoltà i due bolidi neri. Bottas timoroso in partenza, come sempre quest’anno, si accoda e perde ogni possibilità di vittoria. Le velleità di titolo del finlandese sono ormai spente.
2. Red Bull (-) : Sperano di diventare più competitivi da settimana prossima, a Monza. L’obiettivo del no al party mode è avere una sessione di qualifica come il Q2 del Belgio e lì si che le ambizioni di Verstappen per il titolo potrebbero farsi serie. In Belgio, niente da fare. Ha dovuto guardarsi dietro in partenza da Daniel Ricciardo per non perdere la posizione. Ha mantenuto il ritmo delle Mercedes ed è già un plauso, ma la strategia iniziale e la Safety Car gli ha impedito di mettere pressione. Silverstone 1 succede solo una volta. Tosta e solida la gara di Albon che, però, si lascia infilare da Ocon nell’ultimo giro e perde la quinta posizione.
3. McLaren (+2) : Riescono ad agganciare il podio in classifica costruttori, nonostante il ritiro di Carlos Sainz, che non ha neanche iniziato la gara. Una macchina che vola in tutti i settori, che non era la più forte a centro griglia (vedi Renault), ma che riesce sempre a portare il miglior risultato disponibile, stando davanti a macchine più forti (vedi Racing Point). Per un soffio, Norris non riesce ad insidiare Albon per la sesta. Se c’è una scuderia che deve rifondare un progetto tecnico (vedi Ferrari) dovrebbe guardare quanto fatto a Woking.
4. Racing Point (-1) : Una delusione ad ogni gara. Come detto non basta una macchina per diventare una scuderia vincente. Proprio qua in Belgio, fortino della Force India dove aveva collezionato anche pole e podi, Perez e Stroll riescono a racimolare solo tre punti, frutto di una strategia, soprattutto quella di Perez, orrenda. Neanche sabato hanno trovato la velocità per stare con i più forti. Falliscono il tentativo di qualificarsi con la gialla (quando con la bianca avevano fatto un tempone) e da lì tutto in salita. Deludenti.
5. Renault (+1) : Finalmente riescono ad imporsi in una gara e raccogliere un gran bottino di punti. Quarto e quinto posto con un Ricciardo scatenato che si è preso il giro veloce e ha impaurito la sua vecchia Red Bull con la rimonta finale. Ocon che ha messo pressione tutto il tempo ad Albon fino al sorpasso finale. Così si fa. Una macchina perfetta per Eau Rouge-Radillion, infatti volava nel primo settore. Manca poco per vedere Abiteboul tatuato. Come detto dall’australiano, basta che uno dei tre davanti sbagliano. Quando sbagliano?
6. Ferrari (-2) : Se Lewis Hamilton sbriciola record ogni weekend, la Ferrari rischia di fare lo stesso in negativo. In Belgio, la Ferrari tocca il fondo, sia al livello di prestazioni che al livello storico. Non c’è nulla da salvare da questo weekend, solo le prestazioni da leader, da fenomeni dei due piloti che hanno cercato, chi sorridendo, chi amareggiandosi, di prendersi le responsabilità. Arrivati ai templi della velocità, la Ferrari è diventata la più lenta in pista, dietro anche alle sue motorizzate. Il 2021 è l’obiettivo per tornare a splendere, ma serve una riscossa anche nel 2020 perchè la situazione rischia di precipitare.
7. Alpha Tauri (-) : Anche perchè l’Alpha Tauri si avvicina. Pierre Gasly entra di merito, di forza nei migliori cinque piloti della stagione. Azzarda a partire con la bianca (mai provata nelle libere) e trova il passo, mossa copiata poi da tutti. Non si ferma durante la Safety Car per tentare un nuovo azzardo, sperando in un nuovo ingresso o nella pioggia. Non riesce, sembra aver compromesso la gara, ma poi la ricostruisce. Un nuovo Pierre Gasly, rinvigorito, deciso, creativo. Kvyat al suo miglior weekend non basta. Occhio a Tsnuoda che arriva dalla Formula 2.
8. Alfa Romeo (-) : Il principe di Spa alla sua ultima? Quanto lo avremmo voluto vedere in Top Ten al posto di una Racing Point. Kimi Raikkonen fa una gara da maestro, solo come lui sa fare. Tiene dietro le due Ferrari, le sorpassa anche, gli manca la velocità nel dritto (altra colpa Ferrari) per poter attaccare il motorone Honda di Kvyat, ma chi se ne frega. The Iceman è già nei cuori della gente. Peccato per Giovinazzi che sbatte per il secondo anno di fila in Belgio (lo scorso anno si tirò fuori dalla zona punti). Botto impressionante, fortunatamente nessuno si è fatto male.
9. Haas (-) : Stavolta avevano nuovi vicini. La macchina era rossa e i piloti parevano forti, eppure Romain Grosjean ha aspettato 7/8 giri prima che Leclerc lo attaccasse. L’immagine simbolo di questa annata. Tutte le motorizzate Ferrari sono state le peggiori del weekend, anche Haas non fa eccezione. Stavolta nessuna strategia iper-aggressiva per provare a sorprendere la griglia. Anche qua c’è da rifondare un progetto tecnico.
10. Williams (-) : Non regalano emozioni alla nuova dirigenza. George Russell sembra essersi abbonato alla Q2, mostrando che il giro da pole in canna ce l’ha, gli serve solo la macchina. Poi sulla gara, è incolpevole. Anzi, seguendo l’esempio di Maverick Vinales, ha avuto il sangue freddo di buttarsi al muro per non colpire Giovinazzi e deve ringraziare l’Halo per averlo protetto dalla gomma dell’italiano. Latifi si parcheggia nelle retrovie, per fortuna non è ultimo.
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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