È il momento di Charles Leclerc. Dopo due anni di apprendistato in cui aveva tutto da guadagnare e dimostrare e nulla da perdere, il monegasco è chiamato alla prima vera prova di maturità. La Ferrari gli ha fatto spazio: niente più campioni del mondo dal passato ingombrante e dall’orgoglio ancora vivo. Ora la scuderia più antica e nobile della Formula 1 si affida a lui per dimostrare che l’aristocrazia e la storia valgono ancora qualcosa in un mondo in cui la tecnologia fa da padrone.
Certo, la Ferrari e tutto l’ambiente circostante dovrebbe capire una cosa: una storia gloriosa non giustifica o rincuora tredici anni di sconfitte, cicli tecnici buttati, risorse sprecate e fenomeni triturati sull’altare della storia Rossa e del Kaiser che ci fece tutti innamorare. L’epoca di Schumacher è finita perchè, mentre si rimpiange l’antico splendore, gli altri ti hanno battuto sonoramente per più di un decennio. In un mondo così tecnologico appellarsi alla storia, al retaggio e alla tradizione ti porta a fare la stessa fine del Gattopardo.
La cosa più interessante è che il salvatore della patria Rossa (il terzo dell’ultimo decennio) viene da una delle terre europee in cui l’aristocrazia è ancora viva e vegeta: Montecarlo. Anche il suo scudiero, lo smooth operator che ha stupito negli ultimi due anni, viene da un’altra terra dalla grande tradizione monarchica come la Spagna. La Ferrari pesca dalla nobilità europea per tornare ad dimostrare di non essere soltanto la nobile più illustre di tutto il paddock, ma anche di poter essere la scuderia del futuro della Formula 1 e questo passa tanto da Charles Leclerc.
Infatti questo 2021 è la prima prova da leader della squadra. Lo scorso anno ha surclassato Vettel, ma una macchina oggettivamente penosa non gli ha permesso di essere in lotta con la seconda fascia di pilota (cioè l’ha fatto, ma con armi davvero risicate). L’obiettivo di quest’anno è trascendere i problemi di una macchina evidentemente migliorata, almeno nel motore, e infondere un po’ di speranza per gli anni venturi. Non si sta parlando di vittorie, attenzione, quelle sono ancora merce contesa da Red Bull e Mercedes e, in seconda battuta, da McLaren e Aston Martin, ma si parla di fastidio. Fastidio in qualifica con un motore forte, fastidio in gara quando non sarà così facile sorpassare la Rossa in rettilineo.
Servono le imprese di Leclerc, servono le magie come la partenza di Montecarlo 2019 o la qualifica di Silverstone I 2020. Serve tutta la gara della Turchia (tranne l’ultima frenata), ma serve per tutto l’anno. Perchè la macchina non sarà da titolo, ma il pilota si e per la gente della Ferrari serve un anno da titolo del suo pilota da titolo con una macchina che da titolo non è. Fa rabbia? Si, parecchia. Ma va gestita. Senza insulti, senza dare addosso ad un management che ha le sue colpe, le ha pagate e sta cercando di ripartire. Il Covid ha rinviato di un anno la potenziale rinascita e potrebbe permettere a Hamilton di superare anche l’ultimo baluardo della storia Rossa, ovvero il record di Schumacher, però è il momento di concentrarci su di noi.
Leclerc deve essere il nostro leader, deve essere la nostra speranza. L’apprendistato è finito, la Ferrari gli ha sgomberato il campo e ora il talento va dimostrato fino all’ultima oncia. Non serve a nulla sentirsi superiori al resto della Formula 1, se in pista non lo si è. Non serve a nulla rivangare la storia perchè i ricordi sono belli, ma più li usi e più sbiadiscono. Per questo ci servono nuovi ricordi, ricordi futuri. Per questo, è il momento di Charles Leclerc.
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Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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