Ci sono più cause che concorrano a scatenare un effetto. La decisione di Sebastian Vettel di non rispettare l'ordine di scuderia di restituire la posizione a Charles Leclerc per ben due volte non è nato solo per una mera volontà di vincere la gara e di spiccare su un compagno che si è qualificato sopra di lui per le ultime nove volte. C'è molto di più. C'è tutta la storia di una stagione storta, gli anni che avanzano e le cartucce che si sprecano all'inseguimento di un sogno che si sta tramutando in ossessione, con ampie percentuali che diventi rimpianto. C'è la distopica qualifica di Monza dove Leclerc ha deciso, ad un certo punto, di non dare più la scia al tedesco perchè stava finendo il tempo. C'è la consapevolezza che, per l'opinione pubblica, Leclerc è l'uomo che farà risorgere la Ferrari, mentre lui è uno di quelli che non c'è riuscito.
Andrea Camoranesi, nel suo pezzo per la Gazzetta dello Sport, ha cercato di sviscerare le cause della fuga di Vettel in Russia: "Discorsi, accuse, difese e buoni propositi: la riunione post gara di Sochi è stata in sostanza un remake di quella vissuta solo 7 giorni prima a Singapore. Con una differenza: allora sotto accusa c’era stato l’atteggiamento di Charles Leclerc, quel «voglio tutto», apparso esagerato in bocca a un ragazzo di soli 21 anni appena sbarcato in Ferrari; stavolta invece l’indice è stato puntato su Sebastian Vettel, per aver messo in imbarazzo il Cavallino, non rispettando il patto di lasciarsi ripassare dal compagno di squadra, come pianificato prima del via. […]. Compreso il senso del piano, quello di evitare che Hamilton potesse imitare il Bottas del 2017, beffando le due rosse, non è mai stato chiaro né se Vettel avrebbe potuto comunque giocarsi la vittoria e quando, se non fosse avvenuto al pit stop (in maniera, secondo la Ferrari involontaria), lo scambio di posizioni. Un velo di mistero che fa sorgere almeno due domande: è giusto, se mai lo sia stato, decidere dopo le qualifiche chi debba vincere? Non è il caso almeno nelle sei gare che restano concedere la massima libertà ai piloti seppure nel supremo interesse della Ferrari? In fondo il discorso iridato è di fatto chiuso da un pezzo e a Maranello interessano le vittorie parziali. E qui entra in gioco un altro aspetto: l’affidabilità. La rottura di domenica della Mgu-K rientra nella esasperata ricerca delle prestazioni? […] a Maranello non faticano ad ammettere che dopo la pausa estiva l’approccio rispetto alla Mercedes ad esempio è diverso, più simile a quello della Honda: se per i tedeschi, con i mondiali in cassaforte, l’obiettivo è completare la stagione con le 3 power unit regolamentari, anche per dimostrare un’affidabilità a prova di bomba, la Ferrari, come i giapponesi, vuole collezionare vittorie in questo finale, magari mettendo in conto qualche ritiro come è capitato a Sochi. […] Leclerc e Vettel non si sopportano più, Charles, che Binotto chiama il Predestinato, sa di essere il nuovo che avanza, lusingato dai complimenti di Hamilton, che fiuta in lui un pericoloso rivale e un potenziale erede: per talento e carta d’identità il futuro è suo. E, come tutti i giovani, vuole tutto e subito. Seb, che ha perso la propria leadership per gli errori commessi nella scorsa stagione e nella prima parte di questa, è parzialmente rinato dopo l’insperata vittoria di Singapore. E difficilmente accetterà un ruolo da comprimario. Non è pregiudizialmente contrario ad aiutare il giovane compagno se come in Belgio sa di non poter lottare ad armi pari, ma chiede reciprocità. Quello che è successo (parzialmente) a Sochi è frutto del tradimento di Monza. […] Il Seb delle ultime due corse invece vuole giocarsi le sue chance e non è certo disposto a rivestire il ruolo che Raikkonen aveva sino all’anno scorso con lui. Esperienza e astuzia non gli difettano e sa anche come compiere dei dispettucci, se serve. Per informazioni chiedere a Mark Webber".
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