Nel cuore della mattinata di test in Bahrain, l’attività nel box Red Bull si è improvvisamente fermata, con la classica “muraglia umana” davanti al garage a schermare un intervento tecnico concentrato nella zona posteriore della monoposto. Un’immagine che, in un contesto di prove dove ogni minuto in pista vale oro, ha subito acceso i riflettori sulla gestione del programma del team di Milton Keynes. Il tempo che scorre senza giri accumulati pesa soprattutto per chi è chiamato a macinare chilometri per comprendere un pacchetto ancora in fase di sperimentazione, in una fase cruciale per la preparazione della f1 oggi.

Il protagonista della mattinata a singhiozzo è stato Isack Hadjar, rimasto lontano dalla pista per oltre venti minuti e autore di appena 13 giri complessivi nelle prime ore, uno dei bottini più magri dell’intera sessione. Una pausa così lunga difficilmente si spiega con un semplice cambio di assetto. “Quando vedi il team alzare le paratie e lavorare sul retro della vettura, significa che non si tratta di una regolazione di routine. Evidentemente c’è qualcosa da sistemare in profondità e questo sta tagliando parecchio tempo utile al programma di Hadjar”, filtra dall’ambiente del paddock, dove la sensazione è che l’intervento vada oltre una verifica di dettaglio.

Un lavoro che sembra più di un semplice setup

L’assenza prolungata in pista alimenta qualche interrogativo sulle reali condizioni della vettura in configurazione test. In questi giorni, Red Bull sta alternando prove comparative su componenti aerodinamici e verifiche di affidabilità su una monoposto ancora lontana dall’assetto definitivo. Fermarsi così a lungo, però, significa rinunciare a dati preziosi, soprattutto quando il programma prevede long run e simulazioni che richiedono continuità. Per un pilota come Hadjar, che ha bisogno di chilometri per entrare in sintonia con la macchina, ogni stop prolungato pesa doppio sul processo di apprendimento.

Attesa per il rientro e programma da ricostruire

Nel box l’obiettivo resta rimettere la vettura in pista il prima possibile, anche solo per completare il piano di lavoro minimo previsto per la sessione. Se l’intervento tecnico dovesse rivelarsi più complesso del previsto, Red Bull potrebbe essere costretta a rivedere la scaletta delle prove, rinviando alcune verifiche a momenti successivi del test. In una fase in cui tutte le squadre cercano di massimizzare ogni run per preparare l’avvio del Mondiale di f1 formula 1, il tempo perso ai box diventa un piccolo campanello d’allarme operativo, più che un vero problema tecnico, ma sufficiente a creare un filo di apprensione nel paddock della f1.

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Sezione: News / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 10:42
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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