Nel paddock del Bahrain il tema non è solo la prestazione pura, ma anche come si scatta al via con le nuove regole in arrivo. I primi riscontri sui prototipi 2026 hanno acceso un confronto serrato tra squadre, tecnici e direzione gara: le procedure di partenza rischiano di diventare più complesse e, in alcuni scenari, meno prevedibili. Per questo i team hanno trovato un’intesa su un’ulteriore modifica operativa, pensata per ridurre i margini di rischio nelle fasi più caotiche dei primi metri di gara, quando il gruppo è compatto e ogni esitazione può costare caro. Un cambiamento che potrebbe penalizzare la squadra che in Bahrain si è comportata meglio nelle partenze, ovvero Ferrari.
Il nodo centrale riguarda il comportamento delle monoposto in uscita dalla griglia con le nuove power unit e con le modalità aerodinamiche variabili. I pacchetti 2026 richiedono una gestione dell’energia più articolata rispetto all’attuale generazione: tra batterie, recupero e preparazione dei sistemi, i piloti hanno una finestra operativa più stretta per presentarsi allo spegnimento dei semafori con la vettura nel suo assetto ideale. In alcuni test si è visto come differenze minime di procedura possano tradursi in partenze irregolari, con vetture che reagiscono in modo non omogeneo allo scatto iniziale.
Da qui la decisione condivisa di intervenire su un aspetto chiave: limitare l’uso di configurazioni aerodinamiche “scariche” in partenza, evitando che le auto affrontino i primi metri con un livello di carico ridotto proprio nel momento di massima densità del gruppo. La misura nasce dall’esigenza di rendere più prevedibile la trazione al via e più stabile l’ingresso in curva uno, dove si concentrano le situazioni più delicate. È un compromesso che non toglie spettacolo, ma prova a togliere variabili inutili in un frangente già di per sé ad alto rischio.
La discussione è maturata rapidamente tra i team, anche perché il calendario non concede margini: il primo banco di prova reale sarà il Gran Premio d'Australia, su una pista cittadina dove lo spazio al via è sempre poco e le traiettorie si incrociano subito. In parallelo, la federazione sta valutando micro-aggiustamenti alle tempistiche della procedura di partenza per concedere ai piloti qualche secondo in più (5 ndr) di preparazione dei sistemi, così da ridurre il rischio di stalli o partenze irregolari.
Il tema sicurezza, in vista del nuovo ciclo regolamentare, si intreccia con l’evoluzione dello show. La Formula 1 vuole mantenere partenze aggressive e combattute, ma senza trasformare l’innovazione tecnica in una lotteria. L’intervento concordato non cambia le gerarchie in pista, ma punta a uniformare le condizioni di base in un momento in cui anche un dettaglio può generare un effetto domino. In un’epoca di regolamenti sempre più sofisticati, la semplicità operativa al via torna a essere una virtù.
Resta il lavoro di affinamento: le squadre continueranno a testare le procedure nei prossimi appuntamenti, condividendo dati e feedback per arrivare al 2026 con un protocollo solido. La FIA dovrà tradurre l’intesa politica in norme chiare, evitando zone grigie che aprano a interpretazioni. L’obiettivo è uno solo: ridurre l’imprevedibilità dove non aggiunge valore sportivo, lasciando che lo spettacolo nasca dal talento dei piloti e dalla qualità dei progetti tecnici.
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