Tra i garage di Sakhir e gli uffici della Federazione, c'è un argomento che sta tenendo banco più dei tempi sul giro, sin dalla riunione della F1 Commission della scorsa settimana: la gestione delle Power Unit 2026. FIA e Formula 1 stanno riflettendo su un cambiamento in corsa ai regolamenti, spinte dalla paura di aver fatto tecnicamente una decisione troppo oltre i limiti attuali della tecnologia. Il rischio, emerso dalle simulazioni, è quello di vedere in pista vetture con "motori morti" per gran parte del tracciato.

Il paradosso della potenza: 350 kW sono troppi?

Il concetto può sembrare controintuitivo: come può "troppa potenza" essere un problema? I nuovi regolamenti prevedono una parte elettrica mostruosa da circa 350 kW. Tuttavia, le batterie non hanno la capacità infinita per sostenere questa scarica brutale.

Se un pilota utilizza tutti i 350 kW in uscita di curva, la batteria si prosciuga in una manciata di secondi. Il risultato? Per tutto il resto del rettilineo e del giro, la monoposto si ritrova spinta soltanto dal motore termico (circa 500-550 cavalli). In pratica: un'accelerazione da dragster per 4 secondi, seguita da un'agonia prestazionale che costringe a un lift and coast (alzare il piede dal gas) estremo per tentare di ricaricare.

La soluzione: "Spalmare" per andare più forte

I team si sono resi conto che avere un picco così alto è controproducente. Non è detto, infatti, che scaricare tutta la potenza subito garantisca un tempo sul giro migliore rispetto ad averne meno, ma per più tempo. La proposta sul tavolo è semplice: limitare l'uso della potenza elettrica (ad esempio riducendo il picco massimo utilizzabile in trazione), pur mantenendo la capacità di ricarica invariata.

Meno cavalli, più spettacolo

Usando meno potenza di picco, la prima carica della batteria durerebbe molto di più. Questo permetterebbe di "spalmare" l'energia lungo tutto il rettilineo o in più punti della pista. I benefici sarebbero immediati:

Piloti meno ossessionati dal risparmio energetico e dal lift and coast.

Tempi sul giro paradossalmente più veloci grazie a una velocità media più alta.

Niente imbarazzanti "buchi" di potenza dove le F1 sembrano ferme.

L'accordo sembra inevitabile. Nessuno, dai costruttori a Liberty Media, vuole rischiare di vedere una Formula 1 che, finita la scarica iniziale, arranca con la potenza di una Formula 2. La modifica alla gestione dell'energia in scarica (non in ricarica) è la via d'uscita più logica per tutti.

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Sezione: News / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 14:32
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate
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