Lando Norris ha deciso di fare chiarezza sulle sue parole riguardo alle monoposto 2026, dopo che nei giorni scorsi sembrava andare in controtendenza rispetto a molti colleghi. Il pilota della McLaren ha spiegato di non aver voluto alimentare polemiche immediate, preferendo osservare l’effetto delle sue dichiarazioni. “Onestamente, volevo solo dirlo. Non volevo lamentarmi di nulla. Volevo solo dirlo e vedere quale fosse la reazione di tutti”, ha raccontato.

Durante i test in Bahrain, tappa conclusiva della preparazione dopo il passaggio da Barcellona, il clima nel paddock è apparso prudente. Le nuove vetture, profondamente riviste sotto il profilo tecnico, hanno introdotto una gestione dell’energia ancora più centrale, con un incremento significativo della componente elettrica. Una trasformazione che sta cambiando il modo di interpretare la guida e la strategia.

Energia e identità: il nodo del 2026

Il cuore del dibattito riguarda proprio questa nuova filosofia tecnica. La potenza elettrica, ora molto più incisiva, impone ai piloti un’attenzione costante al bilanciamento tra prestazione e consumo. Per alcuni, il rischio è che la guida perda spontaneità. Non a caso Max Verstappen aveva definito le nuove monoposto “Formula E sugli steroidi”, lasciando intendere un certo malcontento.

In un primo momento Norris aveva replicato in modo pungente, salvo poi ammettere: “Sono d'accordo con Max, e molti commenti, probabilmente la maggior parte dei commenti con cui sono d'accordo”. Il britannico riconosce che le vetture non trasmettono le stesse sensazioni dell’anno scorso: “Sono divertenti e buoni da guidare come l'anno scorso? Assolutamente no”. Tuttavia, precisa che il piacere di correre resta intatto.

Divertimento o compromesso?

La riflessione di Norris mette in luce una tensione più ampia che coinvolge la Formula 1 e la FIA: innovare senza snaturare l’essenza della categoria. “Come campionato, e con la FIA e con la Formula 1, stiamo cercando di migliorare l'auto che abbiamo ora, perché non è certamente la forma più pura di corsa”, ha spiegato.

Il problema, secondo diversi piloti, è che una parte consistente della guida ruota attorno alla gestione della batteria più che all’estrazione pura della performance. Norris non lo nega, ma invita a distinguere: si può criticare l’impostazione tecnica e allo stesso tempo continuare ad amare il proprio mestiere. “Non cambierò il mio lavoro per nient'altro. Mi diverto ancora, ed è ancora il lavoro che amo fare”. Una posizione meno provocatoria rispetto all’inizio, ma forse più sincera.

 
Sezione: News / Data: Gio 19 febbraio 2026 alle 23:59
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari
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