Il clima nel garage della Red Bull durante i test in Bahrain si è fatto improvvisamente teso, mettendo a nudo la distanza tra le esigenze di chi guida e le priorità di chi progetta. Al centro della vicenda ci sono le feroci critiche di Max Verstappen alle nuove unità di potenza, da lui etichettate senza mezzi termini come "anti-corsa" e simili a una "Formula E sotto steroidi" per l'eccessiva gestione dell'energia richiesta. La risposta di Pierre Waché, direttore tecnico della scuderia, non si è fatta attendere, riportando il focus sulla cruda missione ingegneristica di questa nuova f1. In un oceano tecnologico dove l'innovazione è la corrente principale, il lato umano del pilota sembra dover passare in secondo piano rispetto all'efficienza dei sistemi complessi imposti dalla FIA.

Il dovere del tecnico contro la frustrazione del pilota

Le nuove regole, che dividono equamente la potenza tra motore termico ed elettrico, hanno reso la ricerca della velocità un processo estremamente complicato, forzando i piloti a uno stile di guida non ortodosso e controintuitivo. Verstappen lamenta l'impossibilità di spingere al massimo persino in qualifica, dovendo gestire la ricarica della batteria invece di cercare il limite puro. Interpellato su come rendere l'olandese più soddisfatto, Waché è stato categorico: "Rendere felice Max non rientra tra i miei obiettivi primari. Il mio compito, e quello di tutto il mio reparto, consiste esclusivamente nel garantirgli gli strumenti tecnici necessari affinché possa lottare per le posizioni di testa". Secondo il tecnico francese, la serenità del pilota è solo un sottoprodotto della vittoria, non un parametro di design. Il focus resta dunque sulla RB22 e sul renderla più veloce, lasciando le discussioni sui regolamenti a un ambito esterno in cui la Red Bull può partecipare, ma che non deve distogliere dal mandato principale.

Adattamento estremo e il peso della storia tecnologica

Nonostante il disappunto, Verstappen sta dimostrando il suo valore proprio attraverso una strategia di gestione dell'energia che molti rivali stanno già copiando. Max utilizza marce bassissime, come la prima nei tornanti dove solitamente si userebbe la terza, per mantenere alti i giri del motore e massimizzare il recupero elettrico. Come già sottolineato da F1News nella polemica con Norris, questa capacità di piegare il proprio stile a macchine sempre più lontane dalla guida pura definisce il professionismo moderno. Tuttavia, questa tattica solleva dubbi sulla sostenibilità meccanica di cambi e motori lungo tutta la stagione. La storia della f1 formula 1 è costellata di campioni che hanno osteggiato le rivoluzioni, dalle gomme scanalate del 1998 all'era ibrida del 2014, ma il progresso tecnologico, spesso spinto da necessità di ecosostenibilità in linea con le politiche UE, non aspetta nessuno. In questo contesto, l'aspetto umano del pilota deve fungere da incentivo alla professionalità: adattarsi non è più solo una scelta, ma l'unico modo per dimostrare di essere ancora il migliore in un ecosistema che cambia pelle continuamente.

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Sezione: News / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 21:43
Autore: Riccardo Ciadini / Twitter: @ciadinino
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Riccardo Ciadini
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Riccardo Ciadini
Classe 2004, Riccardo concilia l’indole per la scrittura ed il video-making all’amore per il cinema e il teatro. Studente di teatro e cinema, lavora nel sociale e passa il tempo libero a scrivere sceneggiature per spettacoli e cortometraggi indipendenti. Nel 2006 esce il classico Pixar Cars e nasce la sua fissazione per il mondo delle corse
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