Ogni persona può essere fonte di un miglioramento. Questo è il messaggio fatto passare da Charles Leclerc, durante una lunga intervista a Motosport.com. Ai microfoni di Roberto Chinchero, il monegasco ha parlato di Lewis Hamilton (snobbando la seconda parte di domanda su Max Verstappen), dei complimenti fattagli dall'inglese a più riprese e dello scontro alla Roggia durante il Gran Premio di Monza:"Si può sempre imparare da tutti. Lewis è veramente forte, ciò che ammiro è soprattutto la sua consistenza in gara, il saper tirar fuori sempre il cento per cento. Ognuno di noi ha punti di forza, ma se c’è qualcosa su cui vorrei lavorare è proprio la costanza in gara. Complimenti di Hamilton? Non saprei rispondere in merito ad un motivo in particolare. Forse Lewis sente che lo rispetto, alla fine credo che tra sportivi il rispetto reciproco sia il sentimento corretto. Dopo Monza, mi ha detto una parola non proprio da perfetto galateo, ma… in termini non negativi, magari non era contento ma me l’ha detto scherzando, sapendo che questi duelli fanno parte del gioco".

Poi continua sulla questione popolarità e fama, sulla difficoltà nel condurre una vita equilibrata e sull'importanza di avere dei punti di riferimento: "Con il mondo esterno è un po' più complicato. La gente vuole conoscerti, tutti vogliono diventare tuoi amici, me ne sono accorto in fretta, così provo a mettermi dentro una bolla di cui fanno parte la mia famiglia e gli amici di sempre. Il rischio è quello di perdere facilmente i punti di riferimento, così resto sereno e non mi monto la testa. Conta il giusto equilibrio con le persone che mi sono sempre state vicine, ed è ciò che mi permette di avere una vita normale. Quando senti parlare bene di te fa piacere. Dopo la vittoria di Monza ho preso un taxi a Milano e il conducente ha iniziato a parlarmi del Gran Premio dicendomi: “Ha visto che gara ha fatto oggi quel ragazzino?”. Non mi aveva riconosciuto ed è stato bello sentirlo parlare così di me, era sincero. A volte non nego che avere così tanta gente intorno può essere stancante, ma lo vedo sempre come un aspetto positivo, perché senza i tifosi non ci sarebbe questo sport. E poi nei momenti difficili sono loro a darti morale, non lo dimentico mai. Papà è stato il mio punto di riferimento nel Motorsport, aveva un passato da corsa, aveva gareggiato in F.3, non poteva essere altrimenti. Mamma lo è nella vita normale, siamo uniti, mi aiuta nelle cose semplici: cucinare, lavare, specie all’inizio quando sono andato a vivere da solo ed era…un casino! Parliamo di tutto, mi consiglia sulla vita in generale. Poi c’è il mio manager Nicolas (Todt), so di poter contare su di lui, nel privato e come professionista. Questo mi da fiducia, mi tranquillizza e mi consente di concentrarmi solo sulla guida".

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Sezione: News / Data: Mar 03 marzo 2020 alle 12:30
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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