La nottata di Andrea Stella non dev’essere stata tranquilla: la gestione della gara in Qatar ha acceso più dubbi che certezze, soprattutto quando i due piloti McLaren hanno oltrepassato l’ingresso della pit lane sotto safety car, lasciando a Verstappen un’occasione d’oro. Per molti tifosi la domanda è sorta spontanea: “Cosa sta facendo la McLaren?”. La rincorsa dell’olandese è stata impressionante: da oltre cento punti di distacco dopo Zandvoort, si è ritrovato a insidiare Norris con un margine ormai risicato. Una sequenza di decisioni sbagliate e circostanze sfavorevoli ha trasformato una stagione che sembrava in controllo in un equilibrio precario che si deciderà all’ultima gara.
Il fantasma di Abu Dhabi 2010 incombe
Per Stella, questo finale ha un sapore amaramente familiare. Nel 2010, quando era ingegnere di pista di Alonso, vide il titolo svanire dietro la Renault di Petrov: lo definì “il giorno più doloroso della mia carriera”. Oggi rischia di rivivere un copione simile, ma con un ruolo di responsabilità infinitamente maggiore. Il conto dei punti persi è pesante: sbavature strategiche, errori di Norris, guasti tecnici, squalifiche. Sommando solo gli episodi più evidenti si arriva a una cinquantina di punti sfumati senza bisogno di fantasia. Con quel tesoretto, Norris sarebbe arrivato ad Abu Dhabi con un vantaggio inattaccabile. Invece, il mondiale resta appeso a un filo sottile quanto le ultime decisioni del muretto.
Tra simbolo della rinascita e possibile volto del fallimento
Sotto la guida di Stella la McLaren ha ritrovato competitività e si è riportata al vertice, conquistando un titolo Costruttori atteso da decenni. Ma la Formula 1 ha memoria corta: un errore in un momento chiave può riscrivere la storia di una stagione e di una carriera. Se Norris non dovesse ribaltare la situazione, Stella rischierebbe di diventare il simbolo di un'occasione colossale mancata. Al contrario, un successo finale potrebbe chiudere definitivamente la ferita del 2010 e consacrare la McLaren come nuova forza dominante. Fino all’ultima bandiera a scacchi, però, resta una certezza: il margine per altri passi falsi è pari a zero.
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