Grazie a tutti per le lettere che ci avete inviato. Pubblichiamo questa, di Flavio Fiore:

In questo periodo (siamo verso la fine dell’anno), mi capita spesso di pensare a quelle persone con cui non ho più contatti da un po’ di tempo. Vecchi amici, parenti lontani: persone con cui ho anche condiviso tanto, magari andavamo a scuola insieme o, più in generale, erano più presenti quando ero bambino o adolescente. Chissà come stanno adesso… chissà che lavoro fanno, se si sono sposati, se si sono trasferiti, chissà se ho ancora il loro numero, chissà se si ricordano di me. Chissà perché ci siamo persi di vista.

Difficile dare una risposta, certe cose semplicemente accadono e a volte non siamo capaci di farcene una ragione.

Ecco, appunto: farsene una ragione. Essendo la fine dell’anno, non posso fare a meno di pensare a quello che successe il 29 dicembre, quel maledetto e assurdo 29 dicembre 2013, quando qualcuno che considererei alla stregua di un vecchio amico o di un parente lontano ebbe un incidente mentre sciava.

Parlo ovviamente di Michael Schumacher, mio grande idolo da quando, all’età di 5 anni, capii che quei signori che guidavano quelle auto un po’ strane, che non somigliavano per niente a quelle che vedevo per strada, eh no, non erano come tutti gli altri… e poi lui vinceva quasi sempre, quindi capiamoci… infatuazione totale.

Il 29 dicembre 2013, quindi. Maledetto, perché da quel giorno Micheal non si è più svegliato;

Assurdo, perché ricordiamoci che il suo lavoro era quello di essere il più veloce di tutti su un’auto da corsa, cosa che gli riusciva dannatamente bene, probabilmente meglio di chiunque altro nella storia. È quindi difficile pensare che il suo destino abbia fatto una clamorosa inversione a U durante una banale caduta sulla neve.

Eppure, certe cose semplicemente accadono e a volte non siamo capaci di farcene una ragione.

Il rispettabilissimo ma straziante silenzio sulle sue condizioni di salute, attorno al quale la sua famiglia si è stretta, ci lascia pochissime informazioni, e la sensazione è che la notizia più brutta possa arrivare da un momento all’altro.

Chissà dove sei, Michael, chissà che stai facendo, chissà a cosa stai pensando.

Io, dal mio canto, so benissimo cosa ti direi:

Ti direi che oggi la Formula 1 è… diversa. Le auto fanno un altro suono, cosa che, secondo il mio modestissimo parere, ha tolto un po’ di fascino e un po’ di quell’aura mistica che circondava lo sport. Ma almeno, in compenso, le Formula 1 di oggi sono le più veloci di sempre.

Ti direi che quel ragazzino che esordì in Mclaren adesso è un uomo che si sta avvicinando ad alcuni dei tuoi record, quelli che sembravano irraggiungibili, e per questo alcuni cominciano a paragonarlo a te.

Ti direi che è arrivato un altro tedesco alla Ferrari. Le sue fortune sono state… alterne, ma almeno siamo tornati ad ascoltare l’inno tedesco suonare prima di quello italiano, cosa che mi trasmette delle sensazioni che francamente non saprei spiegare, indescrivibili.

Ti direi che in Ferrari c’è anche un altro pilota… questo è monegasco e pare veramente forte. Ci ha fatto piangere e urlare di gioia a Monza. In Ferrari puntano su di lui perché porti a casa qualcosa di importante, dato che gli ultimi anni sono stati un po’… diciamo sotto le aspettative.

Ti direi che tuo figlio Mick sta provando a ripercorrere i tuoi passi, al momento si trova in Formula 2 e quest’anno a Silverstone gli hanno fatto guidare la tua F2002. L’emozione è stata forte e a tanti è andata “una bruschetta nell’occhio”, come disse Elio in una vecchia canzone.

Ti direi soprattutto che gli appassionati non ti hanno mai dimenticato e aspettano ogni giorno notizie, qualsiasi tipo di notizie su di te. Non vedo l’ora di incontrarti (idealmente si intende) per dirti tutte queste cose e mille altre che sicuramente mi verranno in mente.

Non smettere mai di combattere.

Ciao Michael, ovunque tu sia.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 29 dicembre 2019 alle 12:12
Autore: F1N Redazione
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